A Bologna è in gioco la libertà di educazione

di Giovanni Vassallo, 23 maggio 2013

Domenica 26 maggio avrà luogo a Bologna il Referendum consultivo che chiede di abolire il finanziamento alle scuole materne paritarie.

Il Referendum ha suscitato numerose polemiche, e ha visto schierarsi da una parte e dall’altra diversi giornalisti e politici, manifestandone il significato ideologico più che economico.

E’ stato creato un Manifesto di opposizione alle richieste del Referendum, che ha raccolto circa 10.000 firme, tra le quali quelle di professori universitari e numerosi docenti di scuola. Lo stesso sindaco di Bologna Virginio Merola ha difeso l’attuale sistema integrato tra pubbliche e paritarie in base al fatto che gli standard educativi delle scuole materne cittadine sono di buon livello.

Romano Prodi di recente ha dichiarato al Corriere della Sera che voterà l'opzione B (utilizzare le risorse finanziarie per le scuole paritarie private) con la seguente motivazione: “perché bocciare un accordo che ha funzionato bene per tanti anni e che ha permesso, con un modesto impiego di mezzi, di ampliare almeno un po' il numero dei bambini ammessi alla scuola d'infanzia?”, è noto infatti lo scarso numero di scuole dell’infanzia in tutto il paese, che costringe le famiglie a restare per molto tempo in lunghe liste d’attesa, come ha segnalato Repubblica.

L’editorialista del Corriere Antonio Polito ha criticato l’iniziativa del Referendum, indicando alcuni dati della questione. Il Comune di Bologna versa ogni anno 1 milione di euro, corrispondente al 2,8% dei fondi complessivi, alle scuole paritarie che offrono servizi a 1825 alunni (il 23% dei bambini della città).

Il punto della questione, segnalato da Polito in un editoriale, è la legalità costituzionale di integrare in un sistema di istruzione statale anche le scuole private. “Il sistema pubblico – dice Polito - è oggi pluralistico, fondato su scuole statali, paritarie comunali, e paritarie a gestione privata, e lo Stato non ha il monopolio dell’educazione pubblica”.

Dietro il Referendum e tutte le polemiche che sta suscitando c'è il dibattito, da sempre presente in Italia, su chi abbia la responsabilità della formazione dei giovani, se lo Stato in modo univoco, o i genitori in base al diritto di educare i figli come preferiscono. (Di libertà di educazione, abbiamo già parlato qui). 

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