Quanti soldi ha lo IOR? Ecco il bilancio 2025 con tutte le cifre

di Raffaele Buscemi

Se vi siete mai chiesti "quanti soldi ha lo IOR? La risposta è semplice: 5,9 miliardi di euro di raccolta complessiva (depositi, conti correnti, gestioni patrimoniali e titoli in custodia) gestita dall'Istituto. 200 milioni in più rispetto ai 5,7 miliardi di Euro del 2024.  Mentre è di "815,3 milioni di euro" il patrimonio netto, "in crescita di 83,4 milioni di euro rispetto al 2024".

Sono i dati pubblicati dallo IOR stesso nel bilancio 2025. Andiamo a vedere altri dati interessanti contenuti nel rapporto che spiega tutti i numeri del bilancio dell'Iistituto delle Opere Religiose. 

Il rapporto Annuale contenente il Bilancio d'Esercizio 2025 snocciola una serie di risultati positivi:

- 51 milioni di euro di utile netto, in crescita del 55,5% rispetto al 2024, "anche grazie all'aumento della raccolta della clientela";
- margine di interesse pari a 32,3 milioni di euro, in crescita rispetto a 29,4 milioni di Euro nel 2024;
- margine commissionale pari a 26,2 milioni di Euro, in linea rispetto all'anno precedente di 26,5 milioni di Euro;
margine di intermediazione pari a 66,3 milioni di Euro, in crescita rispetto a 51,5 milioni di Euro dell'anno precedente. 

Inoltre alla luce dei dati finanziari del bilancio e a fronte delle esigenze di patrimonializzazione dell'Istituto, la Commissione Cardinalizia che controlla lo IOR ha deliberato la distribuzione al Papa di un dividendo pari a 24,3 milioni di Euro, in crescita del 76,1% rispetto al 2024.


Se invece vi siete mai domandati se lo IOR è la banca della Santa Sede, la risposta breve è in realtà: "No, è l'APSA la banca del Vaticano". Come spiega bene Gian Guido Vecchi sul Corriere:

Papa Francesco aveva voluto che lo Ior tornasse all’idea originaria espressa dal suo acronimo, non una banca ma un «Istituto per le opere di religione» che avesse un ruolo di servizio e amministri con prudenza le risorse di ordini religiosi e opere missionarie». Erano stati chiusi migliaia di conti esterni. Dopo lo scandalo londinese, la gestione dei fondi e di tutti i beni immobili della Segreteria di Stato era stata trasferita all’Amministrazione del Patrimonio Apostolico (Apsa), che era divenuta l’unico centro di spesa e di investimenti della Santa Sede: niente più fondi autonomi nei dicasteri, ma un’unica cassaforte per avere sotto controllo il flusso reale della liquidità. A ottobre dell’anno corso è stata pubblicata la lettera apostolica «Coniuncta Cura», un motu proprio di Leone XIV sugli investimenti finanziari della Santa Sede che ha nella «corresponsabilità» la parola chiave: lo Ior non ha più l’esclusiva degli investimenti.
La Costituzione di Francesco, nell’articolo 219, da un lato accentrava nell’Apsa la «gestione del patrimonio immobiliare e mobiliare della Santa Sede» e dall’altra affidava allo Ior l’ «esecuzione delle operazioni finanziarie». Leone XIV ha stabilito che lo Ior non avrà più l’esclusiva degli investimenti proprio per rispettare, ha scritto, lo spirito della Costituzione voluta dal predecessore.