
Negli ultimi tempi si è discusso molto in diversi paesi di proposte di legge sui matrimoni omosessuali.
Proponiamo qui una sintesi di risposte sul tema tratte da alcuni interventi piuttosto efficaci degli ultimi tempi: il documento “In defence of coniugality. The common good-case against same sex marriage” scritto dall’associazione inglese Catholic Voices, il testo di Gilles Bernheim, Gran Rabbino di Francia intitolato “Matrimonio omosessuale, omogenitorialità e adozione: tutto quello che si dimentica di dire”.
Catholic Voices
Non c’è nessuna discriminazione nell’escludere le coppie dello stesso sesso dal matrimonio, come la Corte Europea per i diritti umani ha recentemente confermato. Esistono già i Patti di relazione civile (PACS) che regolano le relazioni fra coppie omosessuali. Consentire loro di sposarsi non aggiunge nessun diritto, ma è solo un gesto politico e simbolico che ha il solo scopo di sconvolgere il concetto di matrimonio.
Come ha detto l’arcivescovo di Canterbury : “It’s an abuse of power to use the law proactively to change culture”.
Rabbino di Francia
La tesi che il matrimonio è per tutti coloro che si amano non è sostenibile. Il fatto che due persone si amino non implica affatto che si debbano sposare, siano essi omosessuali o etero.
Un uomo non può sposare una donna già sposata, nè una donna può sposare due mariti.
La sincerità dell’amore non è messa in causa. Il matrimonio è qualcosa di molto più completo dell’amore fra due persone. Da questo punto di vista il matrimonio per tutti è solo uno slogan perché l’eventuale autorizzazione del matrimonio fra omosessuali non eliminerebbe diseguaglianze e discriminazioni nei confronti di altri che si amano..
2) Estendere il matrimonio agli omosessuali, che fastidio può comportare agli etero?
Catholic Voices
La definizione di matrimonio come pura espressione di un impegno (commitment) fra due individui va fortemente contrastata.
Tre sono i motivi dell’importanza del matrimonio per la società:
1. La famiglia è l’unità fondante della società;
2. Il cuore della famiglia è costituito dall’unione sessuale fra un uomo e una donna per il loro beneficio e per il bene dei figli che verranno;
3. Il matrimonio costituisce l’ambiente ideale, irreplicabile per far crescere i figli.
Il motivo per cui lo stato promuove il matrimonio è perché è indispensabile per la crescita delle nuove generazioni. I benefici che i bambini ne ricavano sono strettamente legati all’unione conugale di un uomo e una donna, che diventano la madre e il padre dei figli che nascono. Altre forme di unione non vengono promosse perché sono di beneficio molto minore. Figli cresciuti da divorziati, da single, da parenti, da coppie dello stesso sesso: tutte mancano di qualcosa di essenziale per una crescita serena. Le caratteristiche del matrimonio non sono costruzioni sociali o imposte dalla legge. Esse sono intrinseche alla natura del matrimonio. Lo stato ha il mandato di regolare il matrimonio, non certo di alterarlo. Abbandonare il concetto di complementarietà coniugale nel matrimonio comporta, inoltre, che non c’è più motivo per contrastare ulteriori richieste per estenderlo ad altre categorie: rapporti fra parenti, bigamie, poligamie.
Rabbino di Francia
In una visione largamente condivisa da persone credenti e non credenti, il matrimonio non è il riconoscimento di un amore; è un istituto che sancisce l’alleanza di un uomo e di una donna per consentire la continuità delle generazioni. E’ l’istituzione di una famiglia, cioè di una cellula che crea una relazione di filiazione diretta fra i suoi membri all’interno di una comunità costituita da discendenti e ascendenti. È fondamentale per la costruzione e la stabilità degli individui e della società.
1. Le coppie omosessuali sono in grado di amare i bambini altrettanto bene che le coppie eterosessuali.
Non c’è alcun dubbio che persone omosessuali sono capaci di amare ed educare i bambini allo stesso modo degli eterosessuali, ma il ruolo dei genitori non consiste unicamente nell’amore che possono dare ai loro figli, né nell’educazione che possono fornire: il legame filiale è un vettore psichico che è fondante per il senso di identità del ragazzo.
Tutto l’affetto di questo mondo non è sufficiente a produrre le condizioni psichiche che rispondono al bisogno del ragazzo di sapere da dove proviene. Il padre e la madre indicano al figli la sua genealogia, che gli è necessaria per posizionarsi nella catena delle generazioni e rapportarsi al resto del mondo.
2. Perché discriminare le coppie omosessuali riguardo l’adozione?
Non c’è un diritto ad avere un bambino, né per le coppie omosessuali né per quelle etero. Il bambino non è un oggetto di diritto ma soggetto di diritto.Il bambino adottato ha bisogno più di chiunque altro, di un padre e di una madre. L’abbandono è visto come una ferita profonda e l’orfano aspira a ritrovare ciò che ha perduto.
L’adozione da parte di una coppia omosessuale rischia di accrescere il trauma del bambino perché la catena della filiazione risulterà essere stata doppiamente interrotta: nella realtà dei fatti per l’abbandono subìto e nell’artificiosità parentale costruita sull’omosessualità dei suoi genitori adottivi.
3. La procreazione assistita consente ora forme omogenitorialità prima impossibili.
Le nuove forme di omogenitorialità consentite dalle varie forme di procreazione assistita (donazione di ovociti, di sperma, utero in affitto) aprono prospettive complesse e nuove forme di rivendicazione: queste vanno trattate nell’ambito più generale della bioetica, salvaguardando soprattutto i diritti del bambino e non devono essere prese in ostaggio da rivendicazioni orientate ad annullare la differenza fra sessi.





