La meraviglia della fecondità

di Franco Olearo, 23 aprile 2013

Mentre il parlamento francese ha approvato la legge più dibattuta nella storia della repubblica sul matrimonio fra omosessuali e il loro diritto all’adozione, e gli aderenti al movimento Manif pour tous continuano numerosi a manifestare nelle piazze delle principali città francesi, è intervenuto sul tema, con un testo particolarmente significativo, il filosofo francese Fabrice Hadjadj. Un testo che va a fare buona compagnia con l’ormai famoso documento  del gran Rabbino di Francia e alle numerose prese di posizione del cardinale André Vingt-Trois, vescovo di Parigi.

Fabrice Hadjadj è uno scrittore e  filosofo francese di origine ebraica, convertitosi al cattolicesimo nel 1998. Nel 2006 ha vinto il Grand Prix catholique de littérature con il libro Réussir sa mort: Anti-méthode pour vivre sull’importanza di vivere la nostra vita come un dono e come un’offerta.

Il suo testo, in difesa della famiglia naturale, la cui versione integrale in italiano può essere letta qui, invita innanzitutto alla meraviglia.
Meraviglia per “tutto ciò che ci precede, ci sorprende, ciò che non abbiamo pianificato noi: i gigli dei campi, gli uccelli del cielo, i volti, tutte le primavere...”. E’ a partire da questa ammirazione primigenia che deve fiorire la gratitudine verso la vita ricevuta, verso la nostra stessa origine carnale. Il fatto cioè che “non ci siamo fatti da soli ma che siamo nati da un uomo e da una donna, secondo un ordine che sfuggiva a essi stessi”.  “Cosa c’è di più sorprendente del loro abbraccio, chiuso sul suo proprio godimento, e che tuttavia si strappa, secondo natura, per permettere l’avvento di un altro, di un’altra differenza ancora: la futura piccola peste, il già disturbante, colui che chiamiamo «il bambino»?”.

E’ una fecondità che mette in discussione la nostra avarizia, ci apre a una relazione di meraviglia e gratitudine; rende evidente la nostra debolezza che risulta insopportabile per coloro che concepiscono tutto in termini di rapporti di forza.

Sostenere questa “ecologia integrale” – afferma l’autore – non vuol dire essere né fascisti né fondamentalisti, perché allora anche la natura sarebbe fascista.

Fabrice Hadjadj cerca infine di controbattere alcune tipiche obiezioni che sono state espresse dal movimento gay:

1-perché opporsi  ai diritti delle coppie omosessuali, visto che non ledono diritti altrui?

In realtà vengono totalmente disattesi i diritti dei nascituri e dei bambini. Abbiamo già sottolineato in altre pagine come la grande assente in questo dibattito sia stata una presa di posizione decis a difesa dei diritti di chi non può difendersi.

2-il matrimonio fra omosessuali testimonia l’uguaglianza dei diritti fra tutti i cittadini.

Questa pretesa uguaglianza è in realtà una riduzione e una trasformazione del contenuto de matrimonio. Per rendere uguali delle situazioni  che tali non sono, bisogna “ricorrere all’artificio, al passare dalla nascita alla fabbricazione, dal “born” al “made” . Ciò che prima era “generare”, diventa la ricerca di un “bambino à la carte” , l’acquisto del “barboncino umano”.

Il  filosofo conclude  che con queste convinzioni non si è affatto omofobi. Gli omosessuali debbono trovare una  loro genuina espressione, non aver paura di mettere a frutto le  loro peculiarità  nei settori artistici, letterari, politici, professionali  o altri interessi che possono riempire la loro vita senza doversi omolgare a un matrimonio che non è il loro.