Uno studio inglese mette in dubbio l'efficacia dei contraccettivi

di Paolo Romeo, 21 marzo 2014

L’educazione all’uso dei contraccettivi come unica forma di educazione sessuale ha raggiunto lo scopo di limitare le gravidanze indesiderate? Sembra essere questo l’interrogativo da porsi in merito a quello che ormai sembra essere diventato un tratto imprescindibile dell’approccio a questo argomento. Sulla questione sembra essere paradigmatico il caso dell'Inghilterra, paese  da sempre considerato pioniere nell’inserimento di questo insegnamento nelle scuole, che già da tempo aveva previsto la possibilità di inserimenti nel piano di studi sin dalla prime fasce scolastiche. 

Tuttavia, è proprio dal di là della Manica che arriva un segnale circa la portata dell'efficacia dell'educazione sessuale così intesa. Il British Pregnant Advisory Service, il più grande consultorio britannico, che ha come scopo sociale quello fornire supporto alla “scelta riproduttiva, promuovendo e fornendo servizi di alta qualità, a prezzi accessibili, per prevenire o terminare le gravidanze indesiderate con la contraccezione o l'aborto”, ha di recente emanato un report nel quale salta subito all’occhio un dato: i contraccettivi non funzionano, anzi, falliscono.

Stando ai dati  riportati, ben 66 donne su 100, su un campione pari a 157.000  individui, che hanno operato pratiche abortive nei loro centri negli ultimi tre anni, sono giunte a questa decisione perché il metodo contraccettivo avrebbe fallito o non sarebbe stato utilizzato nella maniera corretta. Questo dato non risulta essere isolato: come segnalato in un nostro precedente articolo, un altro esempio di questo andamento proviene dall'Australia, dove risulta che il 60% delle donne che hanno avuto gravidanze non programmate stavano facendo uso della pillola contraccettiva o del preservativo.

Come già accennato, l'Inghilterra è anche uno dei Paesi dove sono stati sperimentati per primi gli insegnamenti di educazione sessuale, i quali, piuttosto che educare alla sessualità, sono stati impostati come un corso di istruzioni e invito  all’uso dei contraccettivi. Di fronte a simili constatazioni sui limiti delle campagne di educazione sessuale e di diffusione del preservativo, la reazione spesso è quella di rincarare la dose, nella convinzione che sia più una questione di quantità che di qualità dell'educazione sessuale. 

Non sarebbe forse meglio educare all'affettività, in modo da rendere le persone consapevoli e responsabili nel vivere la sessualità? D'altronde in Scozia, non troppo lontano dall'Inghilterra, il programma di educazione sessuale per le scuole cattoliche prende il nome di Called to love e punta tutto sullo spiegare agli studenti il valore dell’amore tra due persone.

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