Strumenti e identikit del falsario medievale della Sindone

di Redazione, 15 aprile 2025

La Sindone è un oggetto misterioso che è stato studiato da differenti punti di vista scientifici. Abbiamo dedicato un episodio del nostro podcast per raccontarne la storia, e recentemente abbiamo raccolto in un articolo le analisi a favore e contro la sua autenticità.

In questo articolo vogliamo dare per buona la teoria che indica come la Sindone sia un falso medievale: tentiamo di tracciare un identikit del falsario o dei falsari che nel medioevo avrebbero fabbricato questo oggetto misterioso mettendo insieme tutte le competenze e tecniche che avrebbero dovuto padroneggiare attorno al 1300 per produrre la sindone come la conosciamo noi oggi. 

Il falsario della Sindone: un incredibile genio assassino

Il falsario avrebbe dovuto procurarsi un cadavere appena ucciso per crocifissione e che, ancora vivo, fosse stato prima torturato: pugni; bastonate; schiaffo fortissimo tra occhio sinistro e naso; flagellazione con oltre centoventi colpi su tutta la schiena e il retro delle gambe fino ai calcagni; casco di spine; altre lesioni alla schiena dovute al peso e all'attrito del patibulum della croce portato da Gesù lungo la via al Calvario; sbucciature della pelle. 

Non potendo trovare per caso una salma con queste caratteristiche, avrebbe dovuto imprigionare e torturare lui stesso un uomo vivo per poi ucciderlo per crocifissione. Ma non sarebbe bastato un uomo qualsiasi: avrebbe dovuto avere la stessa fisionomia di Cristo, ispirate proprio al volto sindonico, la cui prima attestazione risale al VI secolo, epoca in cui si riscopre in Edessa il Mandylion-Sindone.

Il falsario della Sindone era un esperto di liquido ematico

Dato che Gesù venne colpito dalla lancia al costato quando era ormai morto, proprio per accertarsi che lo fosse, il falsario avrebbe dovuto trafiggere il cadavere con una lancia al momento giusto, poco dopo la morte e non troppo oltre, altrimenti il liquido ematico sarebbe ormai stato raggrumato e non sarebbe potuto sprizzare insieme al siero, come risulta dalle tracce ematiche sulla Sindone. Il falsario avrebbe avuto le competenze per evitare che dalla ferita uscisse sangue raggrumato, di morto, dalla ferita sul costato: ma nel medioevo non si sapeva nulla del liquido ematico, nulla della circolazione sanguigna, né che il sangue di cadavere avesse caratteristiche diverse da quello di vivo, né della differenza tra sangue venoso ed arterioso. 

Come ha spostato il corpo dalla Sindone?

Il falsario avrebbe dovuto poter togliere il corpo dal lenzuolo senza spostamenti, in modo da non rovinare l'immagine per non alterare la forma delle tracce sanguigne che sopravvivono ancora oggi. Escludendo l'ipotesi soprannaturale che il corpo di Cristo sia sparito dall'interno del lenzuolo e che quest'ultimo si sia afflosciato nella stessa posizione, non ci sono spiegazioni plausibili.

Il falsario medievale della Sindone era esperto di fotografia e microscopi nel 1400

L’invenzione della fotografia risale al 1826. Come avrebbe fatto il falsario medievale a produrre sulla Sindone un'immagine che fosse un negativo fotografico?

Inoltre avrebbe dovuto avere accesso a uno strumento analogo a un microscopio per poter scorgere e poi posizionare i pollini che giacciono sulla Sindone, scoperti nel 1973 e studiati da Max Frey. Questo dopo averli reperiti da piante che crescono solo in Palestina, in Siria e in Turchia.

Uno stupefacente archeologo

Nel ricostruire l’identikit del falsario medievale della Sindone non bisogna tralasciare l’oggetto principale, il telo. Il falsario e la sua squadra di contraffattori tecnologicamente avanzati si sarebbero dovuti procurare un telo di almeno 1500 anni prima, tessuto secondo le tecniche di quel tempo, diverse da quelle medievali e in uso sin dalla fine dell'Età Antica/inizio dell'Alto Medioevo. Unico nella sua epoca, avrebbe dovuto conoscere la tecnica di filatura e tessitura del I secolo.

Massimo esperto di torture romane

Il falsario medievale avrebbe dovuto conoscere le tecniche romane di crocifissione. Tutte le immagini devozionali dal medioevo a oggi rappresentano Cristo che si porta appresso tutta la Croce. In realtà i condannati dai romani venivano caricati con una trave, che poi diviene l’elemento verticale della croce. I bracci verticali delle croci erano stabilmente infissi sul luogo dell'esecuzione, sui quali quelli orizzontali venivano legati al momento, col prigioniero già attaccato al proprio patibulum (la trave) per le braccia, tramite corde oppure, come Gesù ed altri, con chiodi.

Un altro aspetto rilevante è che i chiodi venivano infissi nei polsi e non nelle mani, come riporta una grandissima quantità di opere d’arte e rappresentazioni. Avrebbe dovuto conoscere la struttura del flagello utilizzato prima della crocifissione. Nell’epoca del falsario medievale il flagello più diffuso era quello usato dai penitenti cosiddetti “flagellanti”, differente da quello romano. Inoltre avrebbe dovuto sapere bene che la “corona di spine” era a forma di casco e non ad anello. 

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