Quanti giovani e quanti anziani? La piramide demografica italiana sottosopra

di Raffaele Buscemi, 25 giugno 2026

Negli ultimi settant'anni la forma della piramide demografica italiana ha subito una trasformazione radicale. Sono i dati emersi dal report degli Stati Generali della Natalità intitolato "Cambiare paese o cambiare il Paese?Se nel 1951 ogni 100 giovani si contavano appena 31 anziani, oggi il rapporto si è invertito: nel 2024 siamo arrivati a 200 anziani ogni 100 giovani e si stima che nel 2050 supereremo quota 300. Una rivoluzione silenziosa, ma potentissima, che cambia la struttura stessa del nostro Paese.

Secondo i dati ISTAT, questa trasformazione è il frutto combinato di tre fattori: l'aumento della longevità, il crollo della natalità e una migrazione che non riesce più a compensare il saldo naturale negativo. Nel 2023, ad esempio, i nati sono stati meno di 400.000, a fronte di oltre 650.000 decessi. Un saldo naturale ampiamente negativo, che si ripete ormai da decenni.

Il risultato è una piramide dell'età che assomiglia sempre più a un'anfora o addirittura a un fungo: pochi giovani alla base, una popolazione sempre più concentrata tra gli over 65. A gennaio 2024, i bambini e ragazzi sotto i 15 anni erano solo il 12,2% della popolazione. Un dato che non riguarda solo la natalità, ma anche il numero di futuri genitori: la fascia 15-49 anni è in costante calo dal 2011.

L'immagine più efficace per descrivere questo scenario è quella proposta da ISTAT: una tripla piramide delle età a confronto tra il 1951, il 2024 e il 2050. Una trasformazione visiva che rende immediatamente l'idea di quanto sia urgente affrontare la questione demografica con strumenti adeguati. 

Il problema più evidente di questo sbilanciamento è la spesa pubblica e la sua distribuzione per età: quasi metà (circa 47%) di tutta la spesa dello Stato è oggi assorbita da prestazioni e servizi diretti alla popolazione con più di 65 anni, che è il 24% della popolazione. 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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