Demografia italiana, un calo lungo 50 anni

di Raffaele Buscemi, 8 aprile 2026

Secondo ISTAT, nel 2025 in Italia ci sono stati 355 mila nati, in calo del 3,9% sul 2024, con un numero medio di figli per donna sceso a 1,14, nuovo minimo storico. Nello stesso anno i decessi sono stati 652 mila, quindi il saldo naturale è rimasto fortemente negativo, circa -296 mila. La popolazione totale, però, non “scompare” nell’immediato: nel 2025 è rimasta quasi stabile soprattutto grazie a un saldo migratorio estero positivo di circa +296 mila

 

Il declino demografico dell'Italia va avanti dal record del 1964. Ha avuto dei grandi picchi come durante le guerre o durante le crisi petrolifere ma il declino attuale è diverso da quello provocato da guerre o shock temporanei. Però non può essere spiegato solo da “figli più costosi”. Oggi pesano insieme almeno tre fattori:

  1. meno donne nelle età feconde, perché le generazioni nate dopo il baby boom sono numericamente molto più piccole; E ogni anno ci saranno sempre meno donne in età fertile.
  2. posticipo della maternità, con età media al parto salita a 32,7 anni nel 2025; A fine anni 90 era 25.
  3. calo delle intenzioni di avere figli, non solo delle nascite effettive: nel 2024 solo il 21,2% delle persone tra 18 e 49 anni diceva di voler avere un figlio nei tre anni successivi.

ISTAT rileva che tra chi non prevede figli, un terzo cita motivi economici; inoltre indica come priorità per rilanciare la natalità sostegni economici, servizi per l’infanzia e agevolazioni abitative. La letteratura e i rapporti OCSE/Banca d’Italia vanno nella stessa direzione: servizi per l’infanzia più accessibili e una migliore conciliazione lavoro-famiglia sono associati a più occupazione femminile e, in certi contesti, anche a più fecondità.

Riassumendo c’è un sistema economico e sociale che ha reso la scelta di avere figli progressivamente più costosa, più rischiosa e meno compatibile con le traiettorie di vita delle generazioni più giovani. Le cause si conoscono e si ripetono senza che nulla cambi sostanzialmente: il costo dell’abitazione che assorbe una quota crescente del reddito disponibile, un mercato del lavoro che offre ai giovani contratti precari fino a un’età in cui le generazioni precedenti avevano già costruito una famiglia, la scarsità e il costo dei servizi per l’infanzia, e l’assenza di politiche familiari con la continuità e la generosità che caratterizzano i paesi nordeuropei, la disgregazione delle reti familiari (i nonni lavorano mentre hanno nipoti ancora piccoli). 

Seguici su Spotify, Tik Tok, Instagram, Facebook e Twitter. Sostieni Documentazione.info. Conosci il nostro servizio di Whatsapp e Telegram?

Tags: