Il progetto eutanasia

Il Foglio, Piuvoce.net e Avvenire, 10-12-13 febbraio 2009

Le associazioni contro la concezione sacrale della vita
Articolo "Compagni di fine vita" da
Il Foglio 10.2.09

Ecco perché la sorte di Eluana è una prova generale di eutanasia per Politeia e la Consulta di bioetica  

Le due associazioni

 

Roma. L'eutanasia è l'obiettivo al quale lavorano da anni il centro studi Politeia e la Consulta di Bioetica. La prima è "un'associazione privata senza scopo di lucro, costituita nel 1983 da un gruppo di studiosi di diversa formazione -economica, giuridica, filosofica, poiltologica - per promuovere l'analisi dei processi decisionali in società complesse ed economicamente avanzate"; la seconda, fondata nell'89, si autodefinisce "associazione di cittadini di diversa formazione - filosofi, operatori sanitari, giuristi - e di differente orientamento, impegnata a promuovere lo sviluppo del dibattito laico e razionale sui problemi etici nel campo della medicina e delle scienze biologiche, in un'ottica pluralistica dì rispetto delle diverse concezioni di valore".

La modernizzazione laica del paese
Due associazioni diverse ma sempre strettamente alleate sui temi della biopolitica, affratellate non soltanto per via di alcuni nomi che compaiono in entrambe in posizioni preminenti (il bioeticista Maurizio Mori, per esempio, referente scientifico e componente del comitato scientifico di Politeia, è anche il presidente della Consulta di bioetica) ma per l'identità di una serie di battaglie combattute all'insegna di una certa idea di "modernizzazione" laica del paese. Per entrambe -. Politeia e Consulta di bioetica - il caso Englaro è stato, in forma palese, la palestra il luogo simbolico e infine anche pratico delle prove tecniche di introduzione dell'eutanasia in Italia.

Il sostegno alla battglia di Beppino Englaro
Entrambe hanno accolto e sostenuto le ragioni di Beppino Engiaro, sono state in questi lunghi armi la sua "famiglia" politica e ideale, fin da quando il padre di Eluana decise di dare battaglia per far morire la figlia, in nome di "quello che avrebbe voluto". Entrambe, nel corso degli anni, hanno organizzato convegni, iniziative disostegno e manifestazioni pubbliche di appoggio a Beppino Englaro. C'è un'altra circostanza significativa da ricordare. Tra i soci fondatori della Consulta, alla fine degli anni 80, c'era Carlo Alberto Defanti. E' l'ormai famoso neurologo di Eluana, designato dal padre della donna, che con lui ha combattuto per consegnarla alla morte per disidratazione.

Defanti, medico di Eluana, sostiene la libertà totale nelle scelte di fine vita
Defanti, che della Consulta di bioetica è stato anche presidente, dal 1994 al 1998, nel suo libro "Soglie", sostiene che nelle decisioni di fine vita "non dovrebbero esserci limiti alla libertà individuale, se non in presenza di danni agli altri". Il medico di fiducia di Englaro è lo stesso che ieri, al Corriere della Sera, spiegava come Eluana avrebbe potuto metterci più del previsto a morire, perché "lo stato fisico è ottimo" e "al di là della lesione cerebrale, Eluana è una donna sana. Mai avuto malattie, mai avuto bisogno neppure di un antibiotico". 

"Il neonato è persona?"  
L'eutanasia non è mai stata un tabù, per gli insigni studiosi che animano Politeia e la Consulta di bioetica. Se ne parla e se ne è parlato apertamente, in convegni di studio e in iniziative come quella promossa a ottobre all'Ospedale pediatrico Meyer di Firenze, quando le due associazioni hanno chiamato a spiegare la bontà del protocollo di Groningen per l'eutanasia infantile il medico olandese Eduard Verhagew. Nella stessa occasione un altro bioeticista della Consulta, Gianfranco Vazzoler, aveva dissertato sul tema: "Il neonato è persona?". Vazzoler aveva detto che "c'è un percorso culturale che ammette essere il neonato non persona per la mancanza di alcune qualifiche come l'autogestione, il senso minimo morale, la razionalità. Il neonato non ha queste caratteristiche, le avrà in futuro, non al momento della nascita".

Medaglia d'oro al valore civile
Facile tirare le conclusioni di questa filosofia, applicata a chi, come Eluana e le persone come lei, o i malati di Alzheimer, non può vantare nessuna "autogestione", nessuna "razionalità", per sempre perdute. Il presidente della Consulta di bioetica lo aveva scritto anche su Liberazione: di fronte alla parola "eutanasia" non è più il caso di gridare allo scandalo, in nome di sorpassate associazioni con il nazismo o con situazioni di violenza e sopraffazione. Tre giorni fa, il presidente di Politeia, Emilio D'Orazio, insieme con Mori, aveva diffuso un comunicato congiunto sulla vicenda di Eluana Englaro e sulla firma rifiutata da Napolitano al decreto urgente del governo. Insieme hanno proposto che a Beppino Englaro "sia conferita la medaglia d'oro al valor civile e che sia additato come esempio di eroe civile".

Porre fine alla concezione sacrale della vita umana
E' stato Mori, del resto, in un libro dedicato alla vicenda di Eluana, a scrivere che il suo caso "è importante per il suo significato simbolico", perché "pone fine al potere (medico e religioso) sui corpi delle persone e (soprattutto) alla concezione sacrale della vita umana. Sospendere l'alimentazione e l'idratazione artificiali implica abbattere una concezione dell'umanità e cambiare l'idea di vita e di morte ricevuta dalla tradizione millenaria che affonda le radici nell'ippocratismo e anche prima nella visione dell'homo religiosus, per affermarne una nuova da costruire".

 


Il giudice del Tar che spiana la strada all`eutanasia passiva
Articolo di Nicoletta Tiliacos, "Dopo Eluana tre effetti collaterali spaventosi", Piuvoce.net, 13 febbraio 2009

Il temuto esito della vicenda di Eluana Englaro ha provocato tre effetti collaterali conclamati, uno più spaventoso dell’altro. Il primo è che, da ora in poi, il principio prevalente non sarà “nel dubbio sia favorita la vita”, ma esattamente il contrario. 

Il secondo è che, da ora in poi, se un disabile sarà giudicato “non recuperabile” potrà essere candidato alla stessa fine di Eluana (pensiamo a tutti i malati di Alzheimer, certamente non recuperabili).

Il terzo è che, allo stato dei fatti, a carico di una cittadina italiana è stata adottata una soluzione eutanasica, per via di sentenze e senza una legge che la preveda. Molte polemiche ci sono state a proposito di questa interpretazione. Ma sapete chi è che parla proprio di “eutanasia passiva” configurata dalla famosa sentenza della Cassazione che autorizza la ricostruzione della volontà di morire di Eluana da dichiarazioni di terzi? E’ lo stesso giudice del Tar della Lombardia, il dottor Dario Simeoli, che ha accolto l’ultimo ricorso di Beppino Englaro contro la Regione che negava le strutture del Ssn per l’esecuzione del “protocollo”. Diversi mesi prima di essere direttamente investito della questione, il magistrato aveva trattato in un articolo (“Il rifiuto di cure: la volontà presunta o ipotetica del soggetto incapace”, su Giustizia civile, fascicolo 7/8 del 2008) proprio la materia sollevata dal caso Englaro. A proposito del quale commenta che “il rigido assunto della illiceità di ogni forma di eutanasia collide con la nuova sensibilità sociale e giuridica che, pur ribadendo il carattere sacrale e intangibile della vita, riconosce all’individuo uno spazio di autonomia nell’apprezzamento della qualità e dignità della vita stessa. Prudentemente, il nostro ordinamento sembra avviarsi ad ammettere alcune forme eutanasiche passive”. E infatti, continua l’articolo del giudice Dario Simeoli, “a talune condizioni (quelle enunciate dalla Suprema Corte)… è ammessa l’eutanasia passiva, quale può definirsi l’ipotesi di interruzione del trattamento terapeutico a cui consegua il decesso dell’ammalato”. Più chiaro di così.


L'avvocato degli Englaro organizza un ricevimento per ringraziare i giornalisti
Articolo
di Lucia Bellaspiga, "Surreale cena per ringraziare i giornalisti", Avvenire 12.2.09

 

 

 

Un ricco catering nella sua villa seicentesca, quella dove nonni, genitori e poi i figli hanno studiato da avvocati, camerieri in guanti bianchi, i migliori vini friulani: Eluana attendeva ancora sepoltura, ieri sera, quando nelle campagne fuori Udine l'avvocato Campeis – il legale udinese della famiglia Englaro – ha imbandito la sua tavola per i giornalisti.

«So già che mi mancherete molto; con questa cena vi voglio ringraziare per la vicinanza e la collaborazione che ci avete dato...». C'erano quasi tutti i colleghi della carta stampata, accolti con raffinatezza nel lusso di Villa Campeis. C'era finalmente Daniele Renzulli, figura storica del socialismo friulano, dicono il protagonista occulto dell'intera vicenda, e anche lui come gli altri ha alzato il calice: impresa giunta a buon fine.

La festa è andata avanti fin quasi all'alba, poi tutti a letto, sazi, ma qualcuno anche turbato: «Ci siamo andati – racconta il collega di un grande quotidiano milanese –: effettivamente era qualcosa di surreale». Al mattino, viso stanco e occhiaie per tutti: bisogna correre a Paluzza, oggi si seppellisce Eluana.

 

 

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