Dio è ancora al primo posto, se ne accorge anche il New Scientist

di Stefano Grossi Gondi, 4 maggio 2012

Dall'interessante sito dell'UCCR apprendiamo alcuni segnali significativi che provengono dal mondo anglofono in relazione alla fede. 

La rivista britannica The New Scientist ha dedicato un numero speciale al tema di Dio arrivando alla conclusione che "nel nostro mondo illuminato, Dio è ancora dappertutto.... perché, piaccia o no, il credo religioso è radicato nella natura umana”.

In uno dei contributi, Ara Norenzayan, psicologo sociale alla University of British Columbia, afferma che "la religione è la chiave della civilizzazione, ciò che ha tenuto insieme le società, spesso composte da stranieri.” e lo è stata per la maggior parte della storia umana.  

Lo psicologo Justin L. Barrett scrive nel suo articolo che «La stragrande maggioranza degli esseri umani sono nati “credenti”, naturalmente inclini a trovare interessanti affermazioni e spiegazioni religiose [...]. Appena nati, i bambini iniziano a cercare di dare un senso al mondo che li circonda [...]. I bambini nascono credenti in una “religione naturale“: hanno forti tendenze naturali nei confronti della religione, ma queste tendenze non necessariamente li spingeranno verso un qualsiasi credo religioso». Lo psicologo confuta anche la teoria che credere in Dio sia equivalente a credere a Babbo Natale o alla fatina dei denti: «l’analogia comincia a indebolirsi quando ci rendiamo conto che molti adulti arrivano a credere in Dio in età adulta, dopo aver ripensato alle loro credenze infantili. La gente non inizia, o riprende a credere in Babbo Natale in età adulta».

Cliccando qui si può trovare l'articolo del sito dell'UCCR che ne parla.

Altri segnali di riscoperta della fede dal mondo anglofono 

Il Wall Street Journal ha recentemente registrato l'aumento delle vocazioni sacerdotali negli States. I 467 sacerdoti ordinati lo scorso anno provenivano non soltanto dalle tradizionali roccaforti cattoliche, come Newark e Philadelphia ma anche da città come Washington e Chicago. Il seminario di Boston, che nel 2003 era a rischio di chiusura, ha dovuto allontanare alcuni aspiranti per mancanza di spazio. Un nuovo seminario verrà costruito presso Charlotte (North Carolina) mentre quello di Washington verrà ampliato.

Il quotidiano fa osservare che i nuovi sacerdoti provengono soprattutto da diocesi rette da vescovi molto ferventi nella fede e nell'impegno apostolico. D'altra parte, la popolazione cattolica è arrivata a quota 77,8 milioni (nel 1980 erano 50 milioni) e i sacerdoti non sono mai abbastanza. Ancora più interessante notare come la vecchia generazione di cosiddetti progressisti, critici su alcuni aspetti della dottrina, è stata sostituita da giovani uomini e donne che sono attratti dagli insegnamenti senza tempo della Chiesa. 

E' interessante in questa linea prendere in considerazione uno studio condotto dalla Georgetown University che ha mostrato come le vocazioni religiose maschili e femminili sono più giovani e più istruite di quelle del passato. Nel 2011 la maggior parte dichiara di aver pensato alla vocazione per la prima volta tra i 17 e i 19 anni. Quasi il 60% ha conseguito almeno un diploma di laurea.  

Qui l'articolo dell'UCCR che ne parla.

La fede che ha fatto progredire la scienza

Sul tema della scienza in rapporto alla fede un interessante articolo di Peter Harrison, dell'Università di Queensland e membro dell'Australian Academy of the Humanities, sulla rivista ABC ha fatto notare come non è affatto vero che la scienza sia opposta alla fede: «una alleanza tra scienza e ateismo è qualcosa che i fondatori della scienza moderna avrebbero trovato sconcertante.  È noto da tempo che le figure chiave nella rivoluzione scientifica del XVII secolo avevano sincere convinzioni religiose. La credenza teistica - prosegue il celebre storico australiano - era parte integrante delle loro indagini scientifiche e ha fornito un fondamento metafisico fondamentale per la scienza moderna. Le tracce delle convinzioni teologiche di questi pionieri della scienza moderna possono ancora essere trovate nel comune presupposto che ci sono leggi di natura che possono essere scoperte dalla scienza».

L'articolo da cui è tratto questo abstract è raggiungibile qui.