
La Svezia, in passato considerata un paese molto sicuro, è diventata la nazione europea con più attacchi per arma da fuoco. L'85% di questi reati è commesso da immigrati o figli di immigrati.
La Svezia, storicamente nota per la sua legislazione sull'asilo tra le più generose dell'Unione europea, ha visto un notevole incremento dei flussi migratori per diversi anni, culminato nel 2015 con 162.877 richieste di asilo. Tale aumento è stato in gran parte dovuto alla cosiddetta “crisi dei rifugiati nell'Unione europea” del 2015, quando un numero significativo di migranti provenienti da Paesi extraeuropei ha attraversato il Mediterraneo per raggiungere l'UE.
L’elevato numero di immigrati e una politica debole in termini di integrazione e di accoglienza, hanno portato la Svezia a perdere il controllo. L'immigrazione, infatti, ha portato con sé delle sfide significative, principalmente a causa della barriera linguistica: molti rifugiati, non conoscendo la lingua del paese, hanno trovato difficile creare contatti con i residenti locali e ottenere un impiego stabile.
Questo senso di isolamento sociale ha contribuito alla formazione di gang criminali in lotta per il controllo delle aree strategiche e del traffico di droga.
Le bande svedesi si stanno espandendo anche in Danimarca e nei paesi confinanti. A Copenhagen, il 24 luglio scorso, un sedicenne svedese ha commesso un attacco con arma da fuoco. A pochi giorni di distanza, nella stessa capitale danese, degli adolescenti svedesi hanno commesso un omicidio.
A fronte di tutto ciò, nel 2016, la Svezia ha dovuto adottare un inasprimento delle leggi sull'asilo. Da allora, il numero di immigrati è diminuito gradualmente, fino a arrivare a 3.400 nel 2022.
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