
In occasione della trentaseiesima “Giornata per il dialogo tra cattolici ed ebrei” il Rabbino Capo di Roma, Rav Riccardo Di Segni, ospite dell’Università Lateranense, ha parlato di come “i vertici della chiesa cattolica” attivino una “indignazione selettiva”. Secondo il Rabbino Capo di Roma “il papa ogni giorno è al telefono con il parroco di Gaza. Quante telefonate ha fatto in Sudan, Siria, Etiopia, Congo, Yemen e quante volte ne ha parlato? [...] Sappiamo che con l’appoggio mediatico della Chiesa, Israele, nel senso originario del popolo ebraico, e poi dello Stato che ha questo nome, è tornata sul banco degli imputati”.
Qui è possibile leggere il suo intervento integrale.
Papa Francesco parla solo di Israele e Palestina?
Andando ad analizzare solamente le parole di papa Francesco dopo o durante l’Angelus (escludendo quindi le udienze del mercoledì, i viaggi apostolici, e tutte le occasioni non ricorrenti), si nota come il pontefice non “preferisca” parlare solo del conflitto Israelo- Palestinese, pur invitando a pregare per questo tutte le occasioni possibile. Inoltre “l’appoggio mediatico” che il Papa fornisce non sembra teso a mettere Israele sul banco degli imputati.
Nei 73 appelli alla pace fatti da papa Francesco dopo ciascun Angelus dall’8 ottobre 2023 al 19 gennaio 2025:
- Solo 5 volte ha citato in un appello esclusivamente Israele e Palestina.
- 63 volte si è riferito al conflitto Israelo-Palestinese insieme alla guerra in Ucraina, con frasi simili a questa: “continuiamo a pregare per la martoriata Ucraina e per le popolazioni di Palestina e Israele”.
- Più di 70 volte ha richiamato l’attenzione su altri 13 conflitti in corso o attacchi terroristici: Nagorno Karabakh, Sudan o Sud Sudan (più di 15 volte), Myanmar (30 volte), Filippine, Nigeria, Haiti, Mozambico, Repubblica Democratica del Congo, Siria, Russia, Burkina Faso, Libano, Nord Kivu.
Papa Francesco si rivolge a tutti, non a parti specifiche
Mai papa Francesco, nelle parole di pace dopo l’Angelus, ha parlato delle armi israeliane o delle armi palestinesi in maniera disgiunta. Quelli del Papa sono appelli generali al cessate-il-fuoco o al disarmo, come per esempio quello proprio dell’8 ottobre 2023:
Gli attacchi e le armi si fermino, per favore, e si comprenda che il terrorismo e la guerra non portano a nessuna soluzione, ma solo alla morte e alla sofferenza di tanti innocenti. La guerra è una sconfitta: ogni guerra è una sconfitta!
Quando ci sono stati degli stravolgimenti del conflitto, il Papa ha fatto ricorso all’uso impersonale dei verbi, senza pesare sull’una o l’altra parte, come il 3 dicembre 2023:
In Israele e Palestina la situazione è grave. Addolora che la tregua sia stata rotta: ciò significa morte, distruzione, miseria. Molti ostaggi sono stati liberati, ma tanti sono ancora a Gaza.
In conclusione, analizzando gli appelli alla pace nelle parole di papa Francesco pronunciate a seguito degli Angelus da ottobre 2023 a oggi, si nota una grande apprensione del pontefice per il conflitto Israelo-Palestinese e per la guerra in Ucraina, ma non è possibile, considerando le sue parole, dire che vengano trascurati anche altri conflitti meno “noti”, o che il Papa esprima una preferenza per una fazione.
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