Segnali di vita in Europa. Firma per "Uno di noi"

18 luglio 2013

Prosegue l’iniziativa “Uno di noi”: sono state raccolte già 778.000 firme e ne mancano meno di 300mila per far sì che sia vietato in Europa il finanziamento alle aziende che distruggono embrioni umani.

Come previsto dal trattato di Lisbona, l’European citizens’ initiative (Eci) – il diritto d’iniziativa dei cittadini europei – permette ai singoli cittadini di presentare una petizione alla Commissione europea (dopo la raccolta di più di un milione di firme), che può poi essere trasformata in legge.

La petizione che scade il 31 ottobre (può essere firmata quiparte dalla dichiarazione universale dei diritti e chiede che l’essere umano sia tutelato dal concepimento fino alla morte naturale, soprattutto nel momento di massima fragilità e debolezza che rappresenta lo stadio di inizio della vita.

Il grande numero di adesioni finora registrate dall'iniziativa mostra che qualcosa sta cambiando. Più volte ci siamo occupati del cambiamento di prospettiva sulle tematiche della vita che sta avvenendo negli ultimi decenni in diversi paesi dell’Occidente. Ad esempio negli Stati Uniti si è passati dalla battaglia ideologicamemte polarizzata di 30 o 40 anni fa alla situazione molto più sfumata degli ultimi tempi in cui i confini tra cosiddetti pro-life e pro-choice non sono poi così definiti. Anche in Germania una recente legge ha riconosciuto che i bambini nati morti, sotto i 500 grammi di peso, non possono più essere considerati semplicemente “feti” ma persone che hanno diritto a un nome e a una sepoltura.

Sono segnali che mostrano come grazie alla scienza e alle tecnologie mediche la vita non può che essere riconosciuta come tale fin dal concepimento.  Da questo punto di vista è interessante leggere alcune affermazioni di medici che praticano aborti che non hanno alcuna difficoltà ad ammettere che la pratica corrisponde all’eliminazione di una vita umana, cosa che smaschera la retorica politicamente corretta dell'aborto a cui si è solitamente abituati.

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