Dati su aborti in calo: un po’ di ordine

Elaborazione di documentazione.info da varie fonti, 30 aprile 2008
Il Ministro della Salute, Livia Turco ha presentato il 22 aprile i dati definitivi riguardo all’aborto in Italia nel 2006 insieme ai dati preliminari del 2007.

I più significativi sono:
-    nel 2007 ci sono stati un totale di 127.000 aborti rispetto ai 131.018 del 2006 con un decremento del 3%
-    il numero di aborti per ogni 1000 nati vivi è stato nel 2007 di 224,8 per 1000 mentre nel 2006 era di 235,5 per 1000
-    la pratica dell’aborto è incrementata presso le donne straniere. Nel 2006 è stata pari al 31,5% del totale (nel 2005 era il 29,5%)
-    cresce l’obiezione di coscienza, scelta dal 69,2% dei ginecologi (nel 2005 era del 58,7%)
-    cresce l’utilizzo della pillola ru486: nel 2006 l’hanno usta 1151 donne contro le 132 del 2005

Si nota inoltre che la relazione del Ministro usa spesso come riferimento numerico i dati del 1982, quando cioè si è verificato il picco di aborti (come evidenziato dalla figura 1), sottolineando il grande calo rispetto a quel picco. A ben vedere nel corso dei 30 anni di applicazione della legge, a parte la parentesi degli anni 80-87, il calo degli aborti non è poi stato così vertiginoso.
 
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Lacune nel Rapporto
Nel rapporto sembra mancare l’analisi delle motivazioni che spingono ad abortire. Lo ha messo in evidenza Il Foglio in un articolo del 23 aprile: “Il primo compito di politiche pubbliche umane e razionali, capaci di assicurare la tutela della maternità e di difendere la vita sin dal suo inizio (due espressioni contenute nella legge 194 del 1978), sarebbe quello di accertare perché si abortisce”.

Il contributo dei Centri di aiuto alla vita
Non è facile trovare dati sulle motivazioni che spingono le donne a compiere questa drammatica scelta. Gli unici dati su cui ci si può fare un’idea, provengono dal lavoro dei Centri di Aiuto alla Vita promossi dal Movimento per la Vita. Nel rapporto 2007 sull’attività dei centri, pubblicato il 31 marzo 2008, si dice che sono state assistite circa 10.292 gestanti. L’identikit della gestante che si rivolge al CAV è: straniera (79%), coniugata (53%), un’età compresa tra i 25 e i 34 (54%), casalinga (37%) o disoccupata (32%). Le maggiori difficoltà che hanno spinto la donna a chiedere aiuto sono economiche (44%). Seguono motivazioni quali: salute del feto, salute fisica o psichica della donna, salute del padre o dei familiari, numero dei figli, disoccupazione, alloggio insufficiente o mancante.
Il 7% di queste donne si è presentato al CAV avendo già il certificato per abortire. Dopo aver ricevuto assistenza l’80% ha proseguito la gravidanza. Per quanto riguarda le donne che si sono rivolte al CAV incerte e/o intenzionate ad abortire, il 78% di queste ha poi deciso di dare alla luce il bambino.

Quasi mille bambini nati grazie ai Cav nel 2006
È significativo che nel 2006 i Centri di aiuto alla vita hanno aiutato 965 donne a non abortire. Nello stesso anno il calo degli aborti registrato dal Ministero è stato di 1.772.

La lettera a Napolitano: "solo 1300 euro al mese ho deciso di abortire"
La Repubblica del 30 aprile pubblica una lettera, indirizzata al Presidente Napolitano, di una donna di 30 anni che si dice costretta ad abortire perché non ha le risprse economiche per mantenere il figlio. La donna racconta di avre dovuto rinunciare a finire l'università per sposarsi, entrando però in una serie di lavori precari e mal retribuiti. Scrive: "nonostante sia io che mio marito abbiamo un lavoro, un lavoro che ci impegna 6 giorni alla settimana e che abbiamo trovato dopo infiniti "lavoretti" che definire umilianti e sottopagati è dir poco; ebbene dopo tutto ciò, ad oggi le nostre entrate ammontano a circa 1.300 euro al mese". La lettera prosegue: "qui non c'è nessuno che ti tende una mano, nessuno che ti aiuti quando hai veramente bisogno! E per favore, mi risparmi banalità del tipo: 'Dove si mangia in due, si mangia anche in tre!!'". Infine nella conclusione si riassume tutto il disagio provato da questa giovane madre: "c'è una domanda, mio caro Presidente, a cui vorrei che Lei rispondesse: perché, per il solo fatto di aver avuto la sfortuna di nascere in questo paese, un Paese che detesta i giovani, che ne ha già ucciso sogni e speranze e che ha già dato in pasto ai ratti le ceneri del loro futuro; ebbene perché per il solo fatto di esser nata qui, ho dovuto rinunciare prima alla mia ambizione a crearmi una carriera soddisfacente, e cosa infinitamente più drammatica, sono costretta adesso a rinunciare al mio DIRITTO ad essere MADRE?".

La solitudine di fronte alle difficoltà
Questi dati non bastano, ma almeno confermano l’idea che è soprattutto la solitudine di fronte alle difficoltà (specialmente economiche) che spinge ad abortire. Queste difficoltà, una volta rimosse grazie anche a Centri specializzati, possono portare ad una sensibile riduzione del fenomeno aborto.

Migliore attuazione della 194
L’enfasi data dal Rapporto e dai media al calo degli aborti fa dedurre che il non abortire venga considerato un valore da perseguire. C’è quindi da augurarsi che siano messe in atto politiche adeguate per rimuoverne le cause. Così come è auspicato dall’articolo 5 della legge 194 stessa: “Il consultorio e la struttura socio-sanitaria (…) hanno il compito in ogni caso, e specialmente quando la richiesta di interruzione della gravidanza sia motivata dall'incidenza delle condizioni economiche, o sociali, o familiari sulla salute della gestante (…) di aiutarla a rimuovere le cause che la porterebbero alla interruzione della gravidanza, di metterla in grado di far valere i suoi diritti di lavoratrice e di madre, di promuovere ogni opportuno intervento atto a sostenere la donna, offrendole tutti gli aiuti necessari sia durante la gravidanza sia dopo il parto”.

194 tutt'altro che immodificabile
Tutt'altro che intoccabile la legge 194 può essere ancora migliorata. Fu lo stesso Giovanni Berlinguer, trent'anni fa, nel suo intervento conclusivo alla Camera alla vigilia dell’approvazione della 194, ad auspicare l'impegno «di tutti i gruppi promotori a riesaminare, dopo un congruo periodo di applicazione, le esperienza positive e negative di questa legge. Dovremmo riesaminare le esperienze pratiche, le acquisizioni scientifiche e giuridiche...Rivedere le posizioni ciascuno alla luce delle esperienze, idee e concetti che sembrano ora acquisiti e quasi cristallizzati».


Per approfondire la tematica e avere ulteriori dati, vedere il dossier Aborto