
Sempre di meno e sempre più vecchi: è questo il futuro degli abitanti dell’Europa secondo il Demographic Report 2026, presentato dalla Commissione Ue.
Ad oggi, nell’Unione europea vivono infatti 450,6 milioni di persone. Tra tre anni si arriverà al massimo storico, poi il calo sarà lento ma inarrestabile: 445 milioni nel 2050, meno di 399 milioni nel 2100 – un livello di popolazione paragonabile a quello della seconda metà degli anni ’70.

Calo demografico in Europa: le cause
Il motivo dietro al calo demografico dell’Europa è presto detto: dal 2012, ogni anno i morti superano i nati. Se la popolazione complessiva non è ancora scesa è solo grazie all’immigrazione. Durante la pandemia nemmeno questo bastò, e si registrò il primo vero calo demografico complessivo dell’Unione.
Sul fronte nascite il crollo è pesante: nel 2024 sono nati 3,55 milioni di bambini nell’Ue, circa la metà rispetto al 1964. In media una donna europea fa oggi 1,34 figli, lontano dai 2,1 necessari perché la popolazione si mantenga stabile.
Europa: sempre più anziani, sempre meno nascite
Il rovescio della medaglia è che si vive più a lungo: 81,5 anni di aspettativa di vita oggi, che diventeranno oltre 90 per le donne e 86 per gli uomini entro il 2100. Ma più anziani e meno nascite si traduce anche in un altro dato: entro il 2050 un europeo su tre avrà più di 65 anni. Oggi ci sono 34 anziani ogni 100 persone in età lavorativa; entro fine secolo il rapporto supererà quota 60, quasi il doppio. Tradotto: oggi ci sono circa tre lavoratori per ogni anziano, a fine secolo saranno uno e mezzo.
Si conferma inoltre il trend del declino demografico italiano di cui avevamo parlato a gennaio 2026: l’Italia, infatti, è messa peggio di tutti, con l’età mediana più alta d’Europa (49 anni), seguita da Bulgaria, Portogallo e Grecia. Segno di una popolazione molto invecchiata rispetto, per esempio, all’Irlanda (39,6 anni), dove la popolazione è molto più giovane.
Anche la forza lavoro ne risentirà: l’Europa perderà 1,2 milioni di persone in età lavorativa all’anno fino al 2050, che diventano 2,4 milioni se togliamo l’apporto dei migranti.
L’immigrazione può fermare il calo demografico in Europa?
L’immigrazione non basta a risolvere il problema, solo a rallentarlo. Oggi quasi 47 milioni di residenti in Ue sono nati fuori dai confini europei (il 10% della popolazione), ma anche loro invecchiano e nel tempo fanno figli più o meno come gli europei. Secondo l’analisi citata nel report, se tutti i paesi Ue avessero il tasso di partecipazione al mercato del lavoro della Svezia, gli effetti dell’invecchiamento sul lavoro sarebbero quasi azzerati senza bisogno di altra immigrazione.
Ma come mai il report parla di “tasso di partecipazione” e non di “tasso di occupazione”? Perché i due termini non sono la stessa cosa. Il tasso di partecipazione conta tutti quelli che sono dentro al mercato del lavoro, sia chi un impiego ce l’ha sia chi lo sta ancora cercando; il tasso di occupazione conta solo chi lavora davvero.
Ciò significa che, secondo la Commissione europea, il tema non è solo trovare un lavoro a chi lo cerca, ma portare dentro al mercato chi oggi ne resta fuori – giovani, donne, persone che hanno smesso di cercare un impiego.




