INPS, bilanci in negativo negli ultimi tre anni

di Sara Maddaloni, 8 gennaio 2026

−6,6 mld, −9,25 mld e −1,7 mld: sono questi i risultati dei bilanci di previsione assestati dell’INPS per gli anni 2023, 2024 e 2025, approvati dal Consiglio d’Indirizzo e Vigilanza dell’Istituto (Civ). 

Ma che cos’è il bilancio di previsione? E in che modo influisce sulle nostre pensioni? 

Il bilancio di previsione dell’INPS è il documento contabile nel quale vengono rappresentati in maniera sistematica il reperimento e l’impiego delle risorse dell’Istituto, con riferimento sia alle entrate contributive sia ai trasferimenti statali destinati al finanziamento delle prestazioni previdenziali e assistenziali.

Esso è redatto annualmente dall’Istituto ed è approvato dal Consiglio di Indirizzo e Vigilanza (CIV), «l’Organo di vertice con compiti di indirizzo strategico riferito a tutti gli aspetti della organizzazione dell’Ente. Al CIV sono sottoposti i progetti di bilancio di competenza, preventivo, assestato, consuntivo e patrimoniale e i piani di carattere strategico a valenza pluriennale».

L’equilibrio precario dell’INPS

Negli ultimi anni l'INPS ha registrato spesso un bilancio negativo a causa dello squilibrio tra i contributi versati e le prestazioni erogate, soprattutto per l'aumento delle pensioni e delle misure di sostegno al reddito. 

Non serve andare troppo indietro nel tempo per capire che l’INPS è un ente in equilibrio precario. Basta, infatti, fermarsi ai dati dell'anno scorso: «L’esercizio del 2025 resta in perdita. Il risultato economico si attesta a -1,7 miliardi di euro: un disavanzo che, seppur ridotto drasticamente dai -9,3 miliardi inizialmente stimati, conferma le tensioni strutturali del sistema». 

 

Le conseguenze di questo trend negativo sono pensioni più basse, riduzione del numero di contribuenti  e aumento dell’età pensionabile. Quest’ultima, infatti, si prevede passerà a 67 anni e un mese nel 2027, per raggiungere 67 anni e tre mesi dal 2028. Per quanto riguarda il numero di contribuenti - che ad oggi sono circa 27 milioni - le proiezioni demografiche e occupazionali indicano una possibile riduzione fino a circa 22–23 milioni entro il 2050.

 

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