Ritrovati nuovi frammenti biblici del II secolo a.C. nel deserto della Giudea

di Sara Maddaloni, 5 gennaio 2026

A marzo 2021, in seguito a una complessa operazione di scavo condotta dalla Israel Antiquities Authority nel deserto della Giudea - il territorio che si estende tra lo Stato di Israele e la Cisgiordania -  sono stati portati alla luce nuovi frammenti biblici risalenti al II secolo a.C.. 

Il testo dei rotoli, scritto in ebraico, è di grande valore in quanto conclude i versetti 16 e 17 del capitolo ottavo del libro di Zaccaria. Esso differisce dall'originale a cui siamo solitamente abituati e che recita: «Queste sono le cose che dovete fare: dite la verità ciascuno al suo prossimo; fate giustizia, nei vostri tribunali, secondo verità e per la pace». 

La novità più sorprendente e inaspettata per i ricercatori è la parte finale. Come riporta Beatrice Rystra, ricercatrice Israeliana per l’Antichità: «Sappiamo che ai tempi della Bibbia i luoghi abituali per i tribunali erano alle porte della città, perché c'era più spazio. Nei frammenti recentemente trovati, tuttavia, la frase “nei vostri tribunali” è stata cambiata in “nelle tue strade”».

Sebbene non sia ancora stata trovata una spiegazione a questa differenza, si ritiene che questo piccolo cambiamento sia dovuto al background culturale del traduttore.

Un altro punto sorprendente di questi nuovi ritrovamenti è la scrittura in ebraico antico del nome Dio, “Geova”. «Sembra che sia dovuto alla santità del nome. - spiega Beatrice Rystra - Nei dieci Comandamenti è scritto: “Non pronuncerai invano il nome del Signore tuo Dio”, nel senso che il suo nome non deve essere pronunciato inutilmente. Durante il periodo del Secondo Tempio, addirittura, fu vietato pronunciare il nome di Dio: così iniziarono a scrivere il suo nome in modo da non doverlo dire e facilitare così il lettore».

Oltre ai rotoli biblici, l’operazione ha svelato anche un tesoro con monete rare dei tempi di Bar-Kokhba, il condottiero ebraico che tra il 132 e il 135 d.C. guidò la rivolta contro i romani; uno scheletro di una bambina risalente a 6.000 anni fa e un grande cesto integro risalente a 10.500 anni fa, probabilmente il più antico del mondo.

«È una scoperta importante. - spiega il Prof. Marcello Fidanzio, Direttore dell’Istituto di Archeologia e Cultura delle Terre Bibliche di Lugano. Rinvenimenti di una tale rilevanza riaccendono l’emozione dei pionieri. È un patrimonio che non si immaginava potesse esistere, una nuova pagina nella storia degli scavi archeologici. Ora gli addetti ai lavori si chiedono se si tratti dell’ultima di tappa di una serie di scoperte o, al contrario, sia rivelatrice di nuove ricerche possibilità da indagare».

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