Protestanti e cattolici in Europa: alcuni numeri

di Raffaele Buscemi, 1 settembre2015

Se la Chiesa cattolica si "adeguasse" ai tempi frenerebbe la perdita di fedeli? Per rispondere a questa domanda abbiamo provato ad affiancare i numeri della Chiesa di Roma alle storiche sorelle "riformate" che hanno introdotto matrimoni gay, sacerdozio ed episcopato femminile etc.

I cristiani stanno diminuendo in tutta Europa. Un po' per il mancato ricambio generazionale, un po' per l'implosione demografica. Eppure in questo calo le verie confessioni vanno a due velocità. Se per i cattolici il calo è costante da 40 anni ma abbastanza lieve per i protestanti nelle ultime tre decadi si è trattato di un tracollo. Paradossalmente in alcuni stati tradizionalmente protestanti i cattolici sono diventanti la nuova maggioranza dei fedeli

In Germania, patria di Lutero, dopo la riunificazione del 1990 i protestanti erano 29,4 milioni (il 36,9% della popolazione); nel 2004 erano scesi a 26,2 milioni (31, 5%) e nel 2013 a 23,3 milioni (29%). Nel 1990 i cattolici erano 28,5 milioni (35,4%), nel 2013 24,2 milioni (30%).

In Svizzera, patria di Calvino, nel 1970 i protestanti erano il 48,8% della popolazione e superavano di un paio di punti i cattolici. Nel 2000 erano scesi al 33,9%, nel 2013 al 26,9%. Calo anche per i cattolici – ma in percentuale minore, pur se preoccupante – passati dal 46,7% del 1970, al 42,3% nel 2000, al 38,2% del 2013. E’ anche interessante notare che ormai i protestanti non sono più al primo posto né a Zurigo né a Ginevra né a Basilea né a Losanna né a Neuchatel, sorpassati dai cattolici e/o dai non credenti. Altra constatazione statistica: nel 2012 il protestantesimo in Svizzera ha registrato più abbandoni del cattolicesimo (come del resto in Germania): un dato che si ritrova in tutta la Confederazione (ad eccezione della diocesi di Coira).

In Olanda, calvinista, i protestanti erano nel 1971 il 35,9% della popolazione, nel 2010 sono scesi al 15,6% (i cattolici dal 40,4% al 24,5%). Quando nel 2004 le tre principali denominazioni protestanti si unirono (calvinisti ortodossi, calvinisti moderati, luterani), i fedeli erano oltre 2.400.000. Oggi ne restano meno di 1.800.000. 

In Scandinavia: Danimarca, Svezia, Norvegia, Finlandia sono formalmente tutti Paesi in cui il protestantesimo è ben radicato, con maggioranze ancora massicce (oltre l’80%). Tuttavia da inchieste demoscopiche recenti si scopre poi che in Svezia i non credenti raggiungono il 45% e in Norvegia il 33%. In Svezia e Norvegia già nel 2008/2009 il Parlamento ha riconosciuto i ‘matrimoni gay’, in Danimarca è stato fatto nel 2012 e in Finlandia di recente. Proprio in Finlandia la decisione parlamentare di riconoscere queste unioni, presa con 102 voti contro 95, ha provocato una forte spaccatura all’interno del mondo luterano, il cui responsabile si è felicitato per il risultato. In pochi giorni oltre 13mila protestanti hanno abbandonato la loro comunità ecclesiale.

La Gran Bretagna era la patria dell’anglicanesimo e nel 1983 gli anglicani rappresentavano il 40% della popolazione britannica. Gli ultimi studi dimostrano invece che la Chiesa Anglicana è ormai praticamente scomparsa. Nel 2012 il 20% (cattolici dal 10% al 9%). Nel 1993 venne introdotto il sacerdozio femminile, nel 2006 l’episcopato femminile. Come reazione vescovi, sacerdoti e centinaia di fedeli hanno chiesto di aderire alla Chiesa cattolica, l’entrata si è concretizzata in questi anni con la creazione di un apposito ordinariato. Intanto la partecipazione al culto domenicale è scesa negli ultimi vent’anni da 1,2 milioni di fedeli a 800 mila, meno dei cattolici che abitualmente assistono alla santa messa.

Se ti è piaciuto l'articolo condividilo su Facebook  e  Twitter, sostieni Documentazione.info