
In occasione della Giornata dell'infanzia, che si è celebrata in tutto il mondo il 20 novembre, sono stati citati diversi dati che riguardano lo stato di salute dei bambini in Italia e in Europa. La fonte di quelle cifre è un rapporto preliminare pubblicato a metà 2013 da “Save The Children Italia”. Abbiamo studiato quel rapporto e abbiamo scoperto dati interessanti, anche se negativi.
L'Italia è al 21°, 24° e 22° posto nell'Europa a 27 stati membri, per quanto riguarda i più importanti indici di istruzione e benessere dei minori. Rispettivamente per quanto riguarda il numero di bambini a rischio povertà, i giovani (18-24 anni) con la sola licenza media e il numero di persone (24-35 anni) con un basso livello di istruzione. Sono i dati poco lusinghieri del rapporto L'isola che non ci sarà stilato da “Save The Children”, ong che si occupa della tutela dei diritti dell'infanzia e dei minori.
L'Italia ha più bisogni di asili che di di autostrade. E' la frase che si potrebbe usare per riassumere il report che ha studiato la situazione attuale dei minori del Belpaese. Per capire quanto sia grave la situazione l'ong ha passato in rassegna i principali indicatori europei sul tema dell'infanzia per capire quali sono le opportunità e le condizioni dei bambini e ragazzi italiani. A partire dai dati disponibili la ricerca ha individuato 4 carenze strutturali che stanno rubando il futuro a chi oggi ha meno di 18 anni:
1) La debole spesa per la protezione dell'infanzia e per l'istruzione
2) La povertà materiale
3) La povertà d'istruzione
4) Il fallimento dell'alta formazione e l'assenza di sbocchi professionali.
Nel resto del mondo questi indicatori stanno lentamente migliorando: tra il 2005 e il 2010 i minori malnutriti sono stati 36 milioni in meno che negli anni tra il 1995 e il 1999. Nello stesso periodo sono aumentati di 50 milioni quelli che hanno potuto sedersi sui banchi di scuola. In Europa i migliori paesi secondo questi indici sono quelli del nord: Scandinavia, Olanda, Belgio, Danimarca.
In tutti questi campi invece l'Italia non fa progressi. Al contrario peggiora ed esiste un nuovo problema di miseria. Nel 2012 si è raggiunto il milione di bambini e adolescenti in povertà assoluta: significa che non hanno accesso ai beni e servizi fondamentali per una vita dignitosa. Due anni prima erano 650 mila: il balzo è enorme. Vivono soprattutto al Meridione, sono i figli di madri sole, immigrati, famiglie numerose o, ed è un segnale pessimo per il futuro, genitori giovani e precari.
La loro situazione è particolarmente difficile anche perché non esiste un aiuto strutturale da parte dello Stato. Mentre la Danimarca usa il 5,3 per cento della ricchezza nazionale per proteggere famiglie e minori, l’Italia solo l’1,1 per cento (meno di noi solo Grecia e Lettonia, con lo 0,7%). Finora hanno supplito le famiglie, ma ora la crisi si è fatta sentire e queste non ce la fanno più. La cartina di tornasole la offre l’indice che calcola il rischio di deprivazione materiale per gli under 18: Svezia, Lussemburgo, Olanda e Danimarca hanno quello più basso; in Italia è quattro volte più alto. Povertà significa anche lavoro minorile: secondo Save the Children sono almeno 260 mila gli under 16 italiani che lavorano (è illegale), di cui 30 mila impegnati in attività particolarmente a rischio: lavori notturni, o nei cantieri o incompatibili con la scuola. E infatti è alta anche la dispersione scolastica: in Italia quasi un ragazzo su cinque non arriva oltre la terza media.





