
La cultura religiosa, intesa come conoscenza della basi che compongono la propria religione, sembra essere uscita dalle conoscenze degli italiani. Per esempio: meno di un italiano su tre riesce a citare correttamente tutti e quattro gli evangelisti (Matteo, Marco, Luca e Giovanni). Neppure uno su quattro sa indicare le tre virtù teologali (fede, speranza e carità).
Questi e altri dati, abbastanza impietosi, sono presenti nel volume «Rapporto sull’analfabetismo religioso in Italia» che sarà pubblicato da Il Mulino nei prossimi mesi e che è stato citato in un articolo dell'Avvenire. Lo studio commissionato dalla Chiesa Valdese all’istituto Gfk-Eurisko è stato svolto su un campione rappresentativo dell’intera popolazione italiana.
Dal sondaggio - condotto su un campione di 2mila persone – emergono dati già acquisiti come il fatto che il 92% degli italiani si dice cattolico e quasi il 90% afferma di aver ricevuto un’educazione cattolica anche se solo l’11% degli intervistati afferma di andare in chiesa regolarmente. La novità della ricerca sta nell’indagare il grado di conoscenza religiosa degli italiani. Il primo dato che emerge è che la Bibbia è letta pochissimo: solo il 29,3 % degli intervistati avvicina il testo sacro fuori dalle celebrazioni liturgiche.
Non per niente domandare chi ha dettato i dieci Comandamenti significa vedersi citare in otto casi su dieci un nome impossibile. E poi sentirsi dire che la «mano» è stata quella di Mosè (22%) o di Gesù (9%), finché non si arriva alla risposta giusta: Dio (indicato dal 49%).
Eppure, nonostante le carenze sull'aspetto più prettamente nozionistico, la dimensione religiosa non è ai margini della vita quotidiana considerando che – come mostra la rilevazione Eurisko – tre italiani su quattro pregano anche fuori delle celebrazioni, rivolgendosi a Dio (47%), alla Vergine (31%), a Cristo (21%) e ai santi (12%). Dalla ricerca emerge che gli italiani si aspettano risposte al loro bisogno di sacro dalla scuola o dall’università, dai media e dalle parrocchie o dalle comunità religiose di appartenenza. Ma i riscontri che giungono dal pianeta istruzione e dai mezzi di comunicazione sono considerate insoddisfacenti, mentre per gli intervistati le parrocchie svolgono un ruolo educativo importante in una società plurale.





