
Nella prova terribile della dittatura militare, Bergoglio si mosse per salvare preti e laici dai torturatori, ma non ebbe parole di condanna pubblica che del resto non sarebbero state possibili se non a prezzo della vita, e tenne a freno i confratelli che reclamavano il passaggio all’opposizione attiva (probabilmente armata). Bergoglio, infatti, è sempre stato tra i gesuiti che hanno più contrastato le derive della cosiddetta “teologia della liberazione”, che tra le altre cose proponeva l'uso della forza fisica da parte dei poveri per appropriarsi di terreni e proprietà in modo da ristabilire una più giusta distribuzione sociale dei beni.
Nella Compagnia di Gesù l'obbedienza, più che in altri ordini religiosi, è estremamente importante. Non bisogna quindi stupirsi che il rifiuto a un espresso ordine di un superiore (in questo caso si trattava di abbandonare il proprio compito in una determinata comunità di assistenza ai poveri) comporti l'espulsione dalla compagnia o il suo abbandono.
Cosa successe? Due giovani appartenenti alla Compagnia di Gesù, dopo aver disubbidito a un espresso ordine di Bergoglio, che era allora provinciale dei Gesuiti ovvero capo dell'ordine in tutta l'Argentina, lasciarono la compagnia, e subito dopo furono prelevati dalla polizia politica. E' probabile che già prima della decisione di lasciare i gesuiti i due fossero passati all'opposizione attiva e che solo l'appartenenza al clero li avesse fin'ora salvaguardati dall'arresto. Una volta abbandonata questa ultima difesa la polizia poté intervenire indisturbata.
Come riporta un articolo di Aldo Cazzullo scritto nel 2005, quella di Bergoglio come ispiratore del sequestro dei due confratelli è "un’infamia alimentata dai suoi nemici". Era vero il contrario: come provinciale della compagnia di Gesù incontrò due volte il dittatore argentino Jorge Videla per chiedere la liberazione dei due gesuiti Orlando Yorio e Francisco Jalics, arrestati e torturati nella Escuela Superior de Mecánica de la Armada (Esma), il più grande centro di torture durante la dittatura tra il 1976 e il1983. La sua visita è anche agli atti della giunta militare dove risulta la richiesta di un passaporto che avrebbe permesso il loro espatrio.
Su questa vicenda esiste un video in cui si riporta l'interrogatorio che Bergoglio nel 2010 rese al processo sui crimini commessi dal regime. Come riporta un articolo de La Stampa: "Nel video Bergoglio racconta di aver chiesto a Yorio e Jalics, prima del sequestro, di mettersi al sicuro dato che vi erano state critiche da parte di «alcuni settori» contro i sacerdoti che svolgevano attività pastorali nelle baraccopoli e dopo l’assassinio di padre Carlos Mugica".
Uno dei due gesuiti implicati, Francisco Jalics, ha dichiarato di essersi «riconciliato con quegli eventi» affermando che «Dopo la nostra liberazione lasciai l’Argentina. Solo anni dopo ebbi la possibilità di parlare di quegli avvenimenti con padre Bergoglio, che nel frattempo era stato nominato arcivescovo di Buenos Aires. Dopo quel colloquio abbiamo celebrato insieme una Messa pubblica e ci siamo abbracciati solennemente».
Come scrive Cazzullo nel suo articolo: "ai caudillos , militari o politici, che si sono alternati alla guida dell’ Argentina Bergoglio non si è mai piegato. Pessimi i rapporti con Menem e Duhalde, che sono stati presidenti argentini fortemente legati all'esperienza politica di Peron, gelidi con de la Rua, che si dimise nel 2001 con la crisi dei titoli di stato argentini, l'allora cardinale Bergoglio andò a trovarlo il 12 dicembre 2000 per avvertirlo del rischio di una rivolta popolare, scoppiata in effetti un anno dopo. Sono state invece buone le relazioni con Luis D’Elia e il movimento dei piqueteros (un movimento che riunisce lavoratori e disoccupati), tanto che un giorno il cardinale chiamò il ministro dell’Interno per lamentarsi della polizia che manganellava una donna inerme durante una loro manifestazione".
Come ha riportato recentemente El Clarin la sua battaglia gli ha guadagnato la stima dei leader del movimento per i diritti umani, come Alicia de Oli veira, e il rispetto delle madri di Plaza de Mayo, durissime nei confronti della gerarchia cattolica per i silenzi sostenuti durante il regime.
A queste fonti si aggiungono le dichiarazioni di Perez Esquivel, nobel per la pace proprio per le denunce contro gli abusi della dittatura militare argentina negli anni Settanta. Durante la conferenza stampa al termine dell'udienza col Papa, Esquivel ha detto "Ci sono stati vescovi complici ma non Bergoglio" in riferimento la regime; e ha aggiunto: "Bergoglio fece una diplomazia silenziosa". Esquivel aveva già dichiarato qualche giorno fa la totale estraneità di Bergoglio al regime.
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