
Quali trasformazioni hanno interessato l’Italia nel 2024 sul piano demografico, sociale ed economico? A offrirne un quadro dettagliato è la trentatreesima edizione del Rapporto annuale dell’Istat. Di seguito riportiamo i punti principali.
Occupati e energia rinnovabile in aumento
Nel 2024 l’economia italiana si è espansa a un ritmo contenuto: la crescita del Pil è stata pari allo 0,7%, esattamente come nel 2023.
Conseguenza della crescita economica è stato il buon andamento del mercato del lavoro. Nel 2024, il numero di occupati è aumentato dell’1,5%, arrivando ad essere, a fine anno, 23,9 milioni.
Negli ultimi vent’anni, la produzione di energia da fonti rinnovabili in Italia è triplicata, arrivando a circa 130 TWh (pari al 41,2% della domanda di energia elettrica). Resta, però, ancora indietro rispetto a Paesi europei come Germania, Spagna e Francia.
Meno nascite e record di ultracentenari
A inizio 2025, la popolazione residente in Italia è scesa sotto i 59 milioni. Tale diminuzione è stata determinata soprattutto dal calo della natalità, sfavorita dal ridotto numero di donne in età fertile.
L’anno scorso, si sono registrate 370 mila nascite e la fecondità ha toccato un minimo storico di 1,18 figli per donna.
L’Italia è uno dei Paesi europei più longevi. Nel 2024 un quarto dei residenti aveva almeno 65 anni, e gli ultraottantenni erano quasi 4,6 milioni.
Il numero di ultracentenari, invece, ha raggiunto il record, superando i 23.500.
Le trasformazioni demografiche hanno inciso anche sulla struttura delle famiglie, che sono sempre più piccole: nel 2024 quelle monopersonali hanno superato il 35% e le coppie con figli sono scese al 28,2%.
Resta, inoltre, particolarmente elevata la quota di under 35 italiani che continua a vivere nella famiglia di origine: circa due terzi, contro una media europea del 49,6%. L’ostacolo maggiore è la difficoltà nel raggiungere l’indipendenza economica.
Istruzione ancora sotto la media europea
Nonostante i miglioramenti riscontrati negli ultimi anni, il livello di istruzione degli italiani resta inferiore alla media europea: solo due terzi degli adulti hanno almeno un diploma di scuola superiore e uno su cinque possiede una laurea.
L’abbandono scolastico precoce resta una criticità, in particolare tra i giovani stranieri e nel Mezzogiorno. Ad incidere è principalmente la condizione socio-economica delle famiglie.
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