
Lo spirito del popolo russo è impregnato di Cristianesimo, e una volta ridimensionata la pressione del Comunismo ecco riaffiorare l'anima originaria. È quanto sembra emergere dai dati di una ricerca condotta dall’indipendente Levada Center, della quale riferisce Tempi: se ai tempi dell'Unione Sovietica il 75 per cento dei russi affermava di essere ateo, nel 2013 questa percentuale è scesa al 19 per cento. D'altro canto, il 17 per cento che nel 1989 si diceva cristiano ortodosso si è quadruplicato fino ad arrivare al 68 per cento. Questo fenomeno non ha ancora avuto grandi effetti nella pratica religiosa, visto che in Russia va a Messa una volta alla settimana il 4 per cento dei credenti.
Segnali simili arrivano da altri paesi che hanno vissuto esperienze di guerre e persecuzioni. Qualche tempo fa abbiamo segnalato come in Corea, ad esempio, i cattolici sono arrivati al 10 per cento, e si prevede che nel 2020 arriveranno al 20% con una grande vitalità soprattutto tra i fedeli laici. Così come in Cina dove, come noto, esistono le difficoltà di un Governo che desidera una Chiesa "allineata", ma dove esiste una situazione di grande crescita come descriveva il Card. Tong : un terzo dei 3.500 preti cinesi ha meno di 50 anni; nei dieci seminari riconosciuti dal governo e nei sei non riconosciuti ci sono 1.400 futuri chierici, e il numero dei fedeli, quadruplicato in trent' anni, non pare aver toccato un tetto massimo. Dodici milioni di cattolici che vanno regolarmente a Messa sono una minoranza, in un Paese come la Cina, ma rappresentano, nel loro trend di crescita, un segnale di vitalità.





