
Si chiama Prestito della Speranza. È nato su iniziativa della Cei nel 2009 e ha faticato a decollare: appena il 18% delle risorse disponibili nei primi cinque anni (ne parlammo qui); adesso viene rilanciato, con un impegno destinato non soltanto alle famiglie ma anche a microimprese e a iniziative imprenditoriali che creino opportunità di investimento e posti di lavoro.
Nei primi anni del progetto la Cei ha assegnato 26 milioni di crediti a 4.500 famiglie italiane. Grazie ad un nuovo accordo con Banca Prossima del gruppo Intesa San Paolo il fondo di garanzia della Cei è stato quadruplicato, arrivando a quota 100 milioni.
Il Prestito della speranza avrà due forme: “Credito sociale" destinato alle famiglie disagiate, ma anche alle coppie che intendono sposarsi e ai singoli in difficoltà, con un prestito di importo massimo di 7.500 euro erogate in 6 rate bimensili di 1.250 euro ciascuna come forma di sostegno al reddito. Poi c'è "Credito fare impresa", rivolto a microimprese a bassa capitalizzazione o di nuova costituzione, con un prestito erogato in unica soluzione dell'importo massimo di 25mila euro. I tassi erogati alle famiglie sono fissi e pari al 2,50 per cento (con una rata mensile media di 138 euro), mentre per le imprese il tasso è al 4,6 per cento, con una rata mensile di 468 euro. La durata complessiva del prestito è di sei anni.
Le aspettative sono tante: Luigi Bressan, presidente di Caritas italiana, ha affermato che l'obiettivo è quello di eliminare del tutto la miseria. In ogni caso, affermano i responsabili di Banca Intesa, il Prestito della Speranza è la più grande misura di microcredito e di sostegno al reddito fatta in questo paese.
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