dall’articolo di Marco Lillo. L’Espresso 1 marzo 2007
L'emergenza casa in Italia è diventato un problema di massa. Negli ultimi cinque anni i canoni a Roma sono aumentati del 62 per cento e in alcune zone sono persino raddoppiati. A Milano e a Firenze è andata peggio. Secondo il calcolo reso noto dall'Istat la scorsa settimana, nel 2006 l'inflazione ha avuto un picco per i ceti meno abbienti. Sono loro ad aver subito le conseguenze dell'aumento dei prezzi più degli altri, e il motivo di questo divario sta in buona parte nel caro-casa.
Gli affitti impazziti rendono le nostre città simili all'America spietata descritta nell'ultimo film di Muccino. Basta un periodo nero al lavoro, un problema di salute e si finisce in un ricovero per homeless, come Will Smith ne 'La ricerca della felicità'.
Tipologie di inquilini in difficoltà
In passato negli uffici del Centro diritti - veri e propri sportelli aperti al pubblico con tanto di assistenza legale e psicologica - arrivavano solo immigrati ed emarginati. Ora ci sono 'i cartolarizzati', cioè gli inquilini dei palazzi degli enti previdenziali venduti dallo Stato per fare cassa; i 'privatizzati', cioè quelli che resistono nei vecchi palazzi di banche e assicurazioni, finiti in mano a società che sfruttano e sfrattano senza scrupoli; poi ci sono gli 'occupanti senza titolo', entrati nelle case popolari violando la legge e infine 'i nuovi poveri', le famiglie normali strappate alle abitudini borghesi dalla scadenza di un contratto. Per tutti il nemico numero uno è lo sfratto. E per difendersi, tutte le tribù del caro affitti si incontrano negli uffici del Centro diritti Action e fanno fronte comune.
Milano la più cara, ma Roma è a ruota
Anche a Milano la situazione sta precipitando: per il Sunia, il sindacato degli inquilini, Milano è ancora la città più cara, anche se Roma sta rimontando e l'ha quasi raggiunta. Una casa di 80 metri quadrati in periferia, a Milano, porta via la metà del reddito a una famiglia che guadagna 30 mila euro all'anno. In queste condizioni è difficile arrivare a fine mese anche con due buoni stipendi in famiglia.
Milano: 494 case popolari per 15.000 richieste
Don Virginio Colmegna, il presidente della Fondazione Casa della carità, sempre più spesso è costretto a ospitare persone comuni che non riescono a trovare casa a un canone abbordabile. Chi guadagna meno di 1.200 euro al mese, a Milano è costretto a chiedere la casa popolare. Ma l'edilizia pubblica è inesistente. Negli ultimi dieci anni sono state costruite solo 494 case popolari e le richieste sono state più di 15 mila, metà delle quali presentate da extracomunitari, nonostante i criteri siano stati modificati a loro sfavore per privilegiare gli italiani sugli stranieri residenti da meno di cinque anni. Il Comune spende 470 mila euro all'anno per andare incontro alle situazioni più disperate. In albergo a spese del Comune ci sono anche famiglie che non ti aspetti, come una coppia di pensionati da mille euro al mese, che nel 2001, al rinnovo del contratto, ha dovuto lasciare l'appartamentino di via Padova, passato da 360 a 780 euro, spese escluse. Ora vivono in albergo e sperano in una casa popolare a Lorenteggio.
Prezzi delle case ai livelli massimi
Nel 2001 l'allora direttore generale di Confindustria, Innocenzo Cipolletta, prometteva: «Il mercato degli affitti dev'essere libero, perché aumentando l'offerta, i prezzi scenderanno». Cinque anni dopo, all'ultima assise di Vicenza, Confindustria ha presentato uno studio (firmato anche da Cipolletta) dove si legge: «La riforma non ha contribuito ad aumentare l'offerta di abitazioni in locazione e non ha avuto alcun effetto di rallentamento sulla dinamica dei canoni. Inoltre la penuria di abitazioni a basso costo ha acuito il disagio di determinati strati della popolazione».
I dati del centro studi Ubh parlano chiaro: un appartamento di medio taglio e buon posizionamento a Roma costa il doppio che a Bruxelles e Amsterdam, più che a Francoforte, Berlino, Barcellona o Madrid. Solo Londra, Tokyo e New York restano molto più care. Mario Breglia, presidente della società di analisi Scenari Immobiliari, annuncia la discesa dei canoni: «Siamo arrivati ormai al livello massimo e in alcune città è cominciata la discesa». Ma le ragioni dello stop sono poco incoraggianti: «I prezzi scendono perché hanno toccato un limite fisiologico: gli inquilini non ce la fanno a pagare gli affitti richiesti dai proprietari».
Per aiutare le famiglie povere ci vorrebbero più di 4 miiardi di euro
Secondo Confindustria, in Italia ci sono pochissime case in affitto e lo stock si è ridotto in pochi anni dal 35 al 19 per cento del patrimonio immobiliare totale. In Germania supera il 60 per cento. La politica è assente. Le risorse destinate al fondo di sostegno per i bisognosi si erano dimezzate durante il governo Berlusconi. Ora sono risalite, ma restano inferiori al livello del 2000, quando il problema non era così grave. Quel fondo, nel disegno iniziale, doveva servire a riequilibrare gli effetti negativi della liberalizzazione sulle fasce più deboli e indifese. In realtà la sua dimensione è ridicola rispetto al dramma che va in scena ogni giorno nelle grandi città. In periferia, l'affitto porta via metà del reddito di una famiglia benestante. Secondo lo studio di Confindustria ci vorrebbero più di 4 miliardi di euro solo per aiutare le famiglie sotto i 20 mila euro di reddito a trovare una casa.
Il mercato di studenti e immigrati
Una delle ragioni del caro-affitti è rappresentata dagli studenti e dagli immigrati che drogano il mercato. Gli stranieri sono inquilini perfetti per i proprietari più avidi. Recentemente al Sicet (il sindacato inquilini della Cisl) di Milano si sono rivolte cinque famiglie che condividevano un appartamento di 100 metri quadri in zona Giambellino. Ovviamente il contratto era intestato a un solo nucleo. «Due famiglie vivevano in una stanza, altre due nell'altra insieme a una quinta famiglia che stava lì solo alcuni giorni a settimana. In totale quell'appartamento rendeva 2.150 euro», racconta Leo Spinelli del Sicet. A Roma ci sono interi palazzi fatiscenti affittati a gruppi omogenei di stranieri. Basta fare un giro al Pigneto, a pochi chilometri dalla stazione Termini, per scoprire un piccolo mondo in miniatura: in una palazzina di tre piani a via Campobasso vivono 50 senegalesi ammassati nelle condizioni scandalose denunciate da un'inchiesta della 'Repubblica'. A due isolati di distanza, in via Avellino ci sono gli eritrei, in via Fivizzano spunta un palazzo di peruviani, in via Montecuccoli ci sono i cinesi. In via Fortebraccio ci sono i somali
Una stanza per uno studente vale 500 euro, l'extracomunitario irregolare (che poi magari ci mette dentro altre quattro persone) arriva a pagare fino a 800. Nelle città universitarie più piccole, come Urbino, bastano 300 euro a stanza. A Bologna si torna ai canonici 500 euro. Ma ci sono grandi gestori di immobili che affittano a studenti e stranieri una stanza a canone concordato per avere le agevolazioni fiscali. Sono stanze a buon mercato, non sempre spaziose. Per esempio, una famiglia etiope con una bambina vive in una tavernetta di 15 metri quadrati, il bagno è in comune, il canone è basso: 158 euro più le spese (molto salate). Non ci si può neanche rivolgere a Radio Alice per raccontare la storia, perché ora anche i locali della storica emittente di via del Pratello sono stati affittati alle studentesse: 320 euro a letto.
Un freno allo sviluppo del Paese
Troppo spesso si guarda al caro-affitti solo come a un'emergenza per i poveri. In realtà si tratta di un freno alla ricchezza del Paese. L'Ocse, l'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo europeo, sostiene che l'Italia si caratterizza per un grado bassissimo di mobilità all'interno del Paese. Nel 2003, solo lo 0,6 per cento degli italiani aveva cambiato regione di residenza nel corso dell'anno, rispetto al 2,1 della Francia e al 2,3 del Regno Unito. Negli Stati Uniti si arriva al 3 per cento. In un'economia flessibile la difficoltà di trovare una casa in affitto diventa un ostacolo insormontabile per la realizzazione delle persone.
Un’idea per i creativi
L'istituto di ricerca Nomisma, su incarico dell'associazione industriale di Bologna, ha studiato il problema dell'attrazione della cosiddetta 'classe creativa'. Per Nomisma, «i giovani lavoratori italiani o stranieri, di alto livello di istruzione e profilo professionale a causa dell'elevata entità dei canoni di locazione di mercato e del contenuto reddito di ingresso nella prima occupazione in attività innovative e creative, potrebbero essere indotti a non accettare proposte di lavoro che implicano il loro trasferimento». Per attrarli, il comune di Bologna, secondo Nomisma, dovrebbe cedere terreni edificabili a un fondo, nel quale entrerebbe anche un finanziatore privato, per esempio una banca. Il privato, in cambio del terreno, si dovrebbe impegnare ad accettare un reddito basso nei primi 30 anni di vita del fondo. Gli appartamenti realizzati sarebbero infatti affittati a canoni molto bassi, ma solo ai giovani studenti e neolaureati. Finanza creativa per attrarre i creativi.
Gli affitti impazziti rendono le nostre città simili all'America spietata descritta nell'ultimo film di Muccino. Basta un periodo nero al lavoro, un problema di salute e si finisce in un ricovero per homeless, come Will Smith ne 'La ricerca della felicità'.
Tipologie di inquilini in difficoltà
In passato negli uffici del Centro diritti - veri e propri sportelli aperti al pubblico con tanto di assistenza legale e psicologica - arrivavano solo immigrati ed emarginati. Ora ci sono 'i cartolarizzati', cioè gli inquilini dei palazzi degli enti previdenziali venduti dallo Stato per fare cassa; i 'privatizzati', cioè quelli che resistono nei vecchi palazzi di banche e assicurazioni, finiti in mano a società che sfruttano e sfrattano senza scrupoli; poi ci sono gli 'occupanti senza titolo', entrati nelle case popolari violando la legge e infine 'i nuovi poveri', le famiglie normali strappate alle abitudini borghesi dalla scadenza di un contratto. Per tutti il nemico numero uno è lo sfratto. E per difendersi, tutte le tribù del caro affitti si incontrano negli uffici del Centro diritti Action e fanno fronte comune.
Milano la più cara, ma Roma è a ruota
Anche a Milano la situazione sta precipitando: per il Sunia, il sindacato degli inquilini, Milano è ancora la città più cara, anche se Roma sta rimontando e l'ha quasi raggiunta. Una casa di 80 metri quadrati in periferia, a Milano, porta via la metà del reddito a una famiglia che guadagna 30 mila euro all'anno. In queste condizioni è difficile arrivare a fine mese anche con due buoni stipendi in famiglia.
I numeri dell'emergenza. Sempre più in alto
Andamento dei canoni medi di locazione delle abitazioni in alcune città (2001=100)
Andamento dei canoni medi di locazione delle abitazioni in alcune città (2001=100)
| 2001 | 2002 | 2003 | 2004 | 2005 | 2006 | |
| Milano | 100 | 115 | 131 | 147 | 159 | 166 |
| Firenze | 100 | 115 | 130 | 145 | 157 | 165 |
| Roma | 100 | 113 | 127 | 142 | 153 | 162 |
| Napoli | 100 | 110 | 123 | 136 | 147 | 156 |
| Bologna | 100 | 110 | 132 | 144 | 151 | 154 |
| Genova | 100 | 112 | 125 | 139 | 149 | 153 |
| Pisa | 100 | 112 | 123 | 134 | 143 | 150 |
| Siena | 100 | 109 | 120 | 133 | 142 | 149 |
| Torino | 100 | 107 | 120 | 130 | 143 | 148 |
| Perugia | 100 | 113 | 124 | 134 | 142 | 147 |
Fonte: Scenari immobiliari
Milano: 494 case popolari per 15.000 richieste
Don Virginio Colmegna, il presidente della Fondazione Casa della carità, sempre più spesso è costretto a ospitare persone comuni che non riescono a trovare casa a un canone abbordabile. Chi guadagna meno di 1.200 euro al mese, a Milano è costretto a chiedere la casa popolare. Ma l'edilizia pubblica è inesistente. Negli ultimi dieci anni sono state costruite solo 494 case popolari e le richieste sono state più di 15 mila, metà delle quali presentate da extracomunitari, nonostante i criteri siano stati modificati a loro sfavore per privilegiare gli italiani sugli stranieri residenti da meno di cinque anni. Il Comune spende 470 mila euro all'anno per andare incontro alle situazioni più disperate. In albergo a spese del Comune ci sono anche famiglie che non ti aspetti, come una coppia di pensionati da mille euro al mese, che nel 2001, al rinnovo del contratto, ha dovuto lasciare l'appartamentino di via Padova, passato da 360 a 780 euro, spese escluse. Ora vivono in albergo e sperano in una casa popolare a Lorenteggio.
Prezzi delle case ai livelli massimi
Nel 2001 l'allora direttore generale di Confindustria, Innocenzo Cipolletta, prometteva: «Il mercato degli affitti dev'essere libero, perché aumentando l'offerta, i prezzi scenderanno». Cinque anni dopo, all'ultima assise di Vicenza, Confindustria ha presentato uno studio (firmato anche da Cipolletta) dove si legge: «La riforma non ha contribuito ad aumentare l'offerta di abitazioni in locazione e non ha avuto alcun effetto di rallentamento sulla dinamica dei canoni. Inoltre la penuria di abitazioni a basso costo ha acuito il disagio di determinati strati della popolazione».
I dati del centro studi Ubh parlano chiaro: un appartamento di medio taglio e buon posizionamento a Roma costa il doppio che a Bruxelles e Amsterdam, più che a Francoforte, Berlino, Barcellona o Madrid. Solo Londra, Tokyo e New York restano molto più care. Mario Breglia, presidente della società di analisi Scenari Immobiliari, annuncia la discesa dei canoni: «Siamo arrivati ormai al livello massimo e in alcune città è cominciata la discesa». Ma le ragioni dello stop sono poco incoraggianti: «I prezzi scendono perché hanno toccato un limite fisiologico: gli inquilini non ce la fanno a pagare gli affitti richiesti dai proprietari».
Per aiutare le famiglie povere ci vorrebbero più di 4 miiardi di euro
Secondo Confindustria, in Italia ci sono pochissime case in affitto e lo stock si è ridotto in pochi anni dal 35 al 19 per cento del patrimonio immobiliare totale. In Germania supera il 60 per cento. La politica è assente. Le risorse destinate al fondo di sostegno per i bisognosi si erano dimezzate durante il governo Berlusconi. Ora sono risalite, ma restano inferiori al livello del 2000, quando il problema non era così grave. Quel fondo, nel disegno iniziale, doveva servire a riequilibrare gli effetti negativi della liberalizzazione sulle fasce più deboli e indifese. In realtà la sua dimensione è ridicola rispetto al dramma che va in scena ogni giorno nelle grandi città. In periferia, l'affitto porta via metà del reddito di una famiglia benestante. Secondo lo studio di Confindustria ci vorrebbero più di 4 miliardi di euro solo per aiutare le famiglie sotto i 20 mila euro di reddito a trovare una casa.
Il mercato di studenti e immigrati
Una delle ragioni del caro-affitti è rappresentata dagli studenti e dagli immigrati che drogano il mercato. Gli stranieri sono inquilini perfetti per i proprietari più avidi. Recentemente al Sicet (il sindacato inquilini della Cisl) di Milano si sono rivolte cinque famiglie che condividevano un appartamento di 100 metri quadri in zona Giambellino. Ovviamente il contratto era intestato a un solo nucleo. «Due famiglie vivevano in una stanza, altre due nell'altra insieme a una quinta famiglia che stava lì solo alcuni giorni a settimana. In totale quell'appartamento rendeva 2.150 euro», racconta Leo Spinelli del Sicet. A Roma ci sono interi palazzi fatiscenti affittati a gruppi omogenei di stranieri. Basta fare un giro al Pigneto, a pochi chilometri dalla stazione Termini, per scoprire un piccolo mondo in miniatura: in una palazzina di tre piani a via Campobasso vivono 50 senegalesi ammassati nelle condizioni scandalose denunciate da un'inchiesta della 'Repubblica'. A due isolati di distanza, in via Avellino ci sono gli eritrei, in via Fivizzano spunta un palazzo di peruviani, in via Montecuccoli ci sono i cinesi. In via Fortebraccio ci sono i somali
Una stanza per uno studente vale 500 euro, l'extracomunitario irregolare (che poi magari ci mette dentro altre quattro persone) arriva a pagare fino a 800. Nelle città universitarie più piccole, come Urbino, bastano 300 euro a stanza. A Bologna si torna ai canonici 500 euro. Ma ci sono grandi gestori di immobili che affittano a studenti e stranieri una stanza a canone concordato per avere le agevolazioni fiscali. Sono stanze a buon mercato, non sempre spaziose. Per esempio, una famiglia etiope con una bambina vive in una tavernetta di 15 metri quadrati, il bagno è in comune, il canone è basso: 158 euro più le spese (molto salate). Non ci si può neanche rivolgere a Radio Alice per raccontare la storia, perché ora anche i locali della storica emittente di via del Pratello sono stati affittati alle studentesse: 320 euro a letto.
Un freno allo sviluppo del Paese
Troppo spesso si guarda al caro-affitti solo come a un'emergenza per i poveri. In realtà si tratta di un freno alla ricchezza del Paese. L'Ocse, l'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo europeo, sostiene che l'Italia si caratterizza per un grado bassissimo di mobilità all'interno del Paese. Nel 2003, solo lo 0,6 per cento degli italiani aveva cambiato regione di residenza nel corso dell'anno, rispetto al 2,1 della Francia e al 2,3 del Regno Unito. Negli Stati Uniti si arriva al 3 per cento. In un'economia flessibile la difficoltà di trovare una casa in affitto diventa un ostacolo insormontabile per la realizzazione delle persone.
Un’idea per i creativi
L'istituto di ricerca Nomisma, su incarico dell'associazione industriale di Bologna, ha studiato il problema dell'attrazione della cosiddetta 'classe creativa'. Per Nomisma, «i giovani lavoratori italiani o stranieri, di alto livello di istruzione e profilo professionale a causa dell'elevata entità dei canoni di locazione di mercato e del contenuto reddito di ingresso nella prima occupazione in attività innovative e creative, potrebbero essere indotti a non accettare proposte di lavoro che implicano il loro trasferimento». Per attrarli, il comune di Bologna, secondo Nomisma, dovrebbe cedere terreni edificabili a un fondo, nel quale entrerebbe anche un finanziatore privato, per esempio una banca. Il privato, in cambio del terreno, si dovrebbe impegnare ad accettare un reddito basso nei primi 30 anni di vita del fondo. Gli appartamenti realizzati sarebbero infatti affittati a canoni molto bassi, ma solo ai giovani studenti e neolaureati. Finanza creativa per attrarre i creativi.
hanno collaborato: Michela Suglia e Laura Venuti





