di Riccardo Paradisi, Liberal, 8 aprile 2008
Malgrado il tentativo dei due maggiori partiti italiani di tenere fuori il tema dell’aborto dalla campagna elettorale non si è mai parlato così tanto di legge 194 come si è fatto in queste settimane. In parte grazie all’iniziativa di Giuliano Ferrara – che continua a subire nelle piazze italiane contestazioni selvagge – in parte perchè proprio in questo periodo ricorrono i trent’anni dell’approvazione in Italia della 194 ma soprattutto perchè è impossibile silenziare i temi della biopolitica in un epoca in cui la biopolitica è il tema vero e centrale del dibattito politico e culturale dell’intero Occidente. È in questo contesto che ieri Carlo Casini, presidente del Movimento per la vita, ha presentato in una conferenza stampa alla Camera dei deputati un dossier sull’aborto in Italia a trent’anni dalla 194.
Una revisione opportuna della legge
Un tempo sufficiente, dice Casini, per rivisitare la legge: «Trent’anni rappresentano una generazione. Più di un terzo della popolazione italiana è nata dopo la legge e non conosce la temperie in cui essa fu emanata. Inoltre, a differenza di allora, oggi il principio di preferenza per la nascita rispetto all’aborto è quasi universalmente accettato». Ma non è solo Casini a parlare della necessità di rivedere la 194. Trent’anni fa Giovanni Berlinguer nel suo intervento conclusivo alla Camera alla vigilia dell’approvazione della 194 parlò dell’opportunità di un’impegno «di tutti i gruppi promotori a riesaminare, dopo un congruo periodo di applicazione, le esperienza positive e negative di questa legge. Dovremmo riesaminare le esperienze pratiche, le acquisizioni scientifiche e giuridiche...Rivedere le posizioni ciascuno alla luce delle esperienze, idee e concetti che sembrano ora acquisiti e quasi cristallizzati». Ma se nel senso comune l’aborto ha assunto sempre di più in questi anni le forme di una tragedia l’estabilishment politico culturale resta cristallizzato, tranne qualche eccezione, alle concezioni di trent’anni fa.
Il numero di aborti non è diminuito
Con l’aggravante, secondo Casini, che su questa legge si continuano a dire delle grandi bugie. Anzi tutto, dice il presidente del Movimento per la vita, non è vero che questa legge abbia ridotto il numero degli aborti. Lo dimostrano i dati dell’abortività nel nostro Paese: dal 1978, anno in cui entra in vigore la 194, gli aborti legali registrati in Italia sono 70mila. Nel 1979 sono 187.752, nel 1980 220mila263, nell’82 234mila 594, nel 1984 227mila 809. Il 1984 è il picco più alto di aborti in Italia, poi la cifra comincia a scendere per attestarsi sulla media ei 130mila aborti annui dell’ultimo decennio. Ma questa flessione potrebbe appunto trarre in inganno: essa infatti non va imputata alla bontà della 194, alla prevenzione o alla diffusione della cultura contraccettiva, quanto al crollo di natività che comincia proprio a metà degli anni Ottanta. È in questi anni infatti che cominciano a nascere meno figli e che l’età della maternità si alza.
Anche all'estero le cifre sono in aumento
D’altra parte, a dimostrazione che le normative abortiste non riducono il numero degli aborti vale il dato che nei Paesi europei che hanno sull’aborto una legislazione molto simile a quella italiana come Francia e Gran Bretagna l’abortività fa registrare autentiche impennate, allarmanti per gli stessi promotori delle leggi che hanno legalizzato l’aborto in quei Paesi. Nel 2007 nel Regno Unito ci sono stati 207mila aborti, in Francia 210mila: e in questi Paesi la contraccezione è molto più diffusa rispetto a quanto non lo sia in Italia. Dunque non è vero che in Italia si abortisce di meno grazie alla 194. Anzi, le maglie di questa legge, secondo Casini, sono diventate via via sempre più larghe: «L’aborto terapeutico in Italia ha sempre riguardato una minima percentuale delle complessive interruzioni volontarie di gravidanza: lo 0,5 per cento nel 1979 e il 2,6 per cento nel 2006. La cifra complessiva al 31 dicembre 2006 è di 4milioni 740mila interruzioni di gravidanza, un numero, commenta Casini nel dossier, di autentico genocidio che testimonia la realtà di un aborto sostanzialmente libero, non limitato esclusivamente a casi estremi e particolari, quanto meno in presenza di rischi sanitari per la donna davvero seri e verificati».
Ridurre le ambiguità
Ecco perchè secondo il Movimento per la vita la 194 lungi dall’essere una legge immodificabile, una legge che non si tocca, come continua a dire la vulgata. Per ottenere questo risultato, spiega Casini, «va segnalata l’ingiustizia presente in quelle parti della legge che presentano un’equivocità altissima, tale da consentire la cosiddetta cattiva applicazione della legge». In sintesi quello che il Movimento per la vita chiede è la modifica degli articoli cosiddetti buoni della 194, quelli che consentono i più grandi margini di equivocità. All’articolo 1, si parla dell’inizio della vita umana – che la Repubblica italiana tutela – ma nello stesso articolo non si chiarisce quando la vita umana comincia.
I consultori
L’inizio della vita secondo Casini va identificato nel concepimento e nell’articolato della legge questo concetto va chiaramente specificato. Inoltre va affrontato il problema dei consultori. «L’intervento dei consultòri è previsto come facoltativo, non come obbligatorio. Inoltre la legge 194 prevede la possibilità (non l’obbligo) di una collaborazione mediante apposite convenzioni tra i consultori famigliari e le associazioni di volontariato che hanno lo scopo di assistere la maternità in difficoltà sia prima che dopo la nascita. Questa opportunità, denuncia il dossier di Casini, non è stata utilizzata».
I diritti del nascituro
Ma non si può affidare la difesa della vita solo al volontariato. Occorre anche un impegno dello Stato volto a tutelare la vita fin dal concepimento. Il nascituro infatti, secondo il Movimento per la vita, gode dell’indistruttibile dignità di ogni essere umano: «Se nemmeno il delinquente può distruggerla del tutto, cosicchè resta insopprimibile il suo diritto alla vita, com’è possibile non rispettare la dignità e il conseguente diritto alla vita che le è inerente nel concepito?». Al Movimento per la vita tutte le forze politiche hanno garantito, a prescindere dalle posizioni sulla 194, un impegno fattivo per la tutela della vita. Ma alla conferenza ieri, nella sala stampa della Camera dei deputati, dei politici non c’era nemmeno l’ombra.
Una revisione opportuna della legge
Un tempo sufficiente, dice Casini, per rivisitare la legge: «Trent’anni rappresentano una generazione. Più di un terzo della popolazione italiana è nata dopo la legge e non conosce la temperie in cui essa fu emanata. Inoltre, a differenza di allora, oggi il principio di preferenza per la nascita rispetto all’aborto è quasi universalmente accettato». Ma non è solo Casini a parlare della necessità di rivedere la 194. Trent’anni fa Giovanni Berlinguer nel suo intervento conclusivo alla Camera alla vigilia dell’approvazione della 194 parlò dell’opportunità di un’impegno «di tutti i gruppi promotori a riesaminare, dopo un congruo periodo di applicazione, le esperienza positive e negative di questa legge. Dovremmo riesaminare le esperienze pratiche, le acquisizioni scientifiche e giuridiche...Rivedere le posizioni ciascuno alla luce delle esperienze, idee e concetti che sembrano ora acquisiti e quasi cristallizzati». Ma se nel senso comune l’aborto ha assunto sempre di più in questi anni le forme di una tragedia l’estabilishment politico culturale resta cristallizzato, tranne qualche eccezione, alle concezioni di trent’anni fa.
Il numero di aborti non è diminuito
Con l’aggravante, secondo Casini, che su questa legge si continuano a dire delle grandi bugie. Anzi tutto, dice il presidente del Movimento per la vita, non è vero che questa legge abbia ridotto il numero degli aborti. Lo dimostrano i dati dell’abortività nel nostro Paese: dal 1978, anno in cui entra in vigore la 194, gli aborti legali registrati in Italia sono 70mila. Nel 1979 sono 187.752, nel 1980 220mila263, nell’82 234mila 594, nel 1984 227mila 809. Il 1984 è il picco più alto di aborti in Italia, poi la cifra comincia a scendere per attestarsi sulla media ei 130mila aborti annui dell’ultimo decennio. Ma questa flessione potrebbe appunto trarre in inganno: essa infatti non va imputata alla bontà della 194, alla prevenzione o alla diffusione della cultura contraccettiva, quanto al crollo di natività che comincia proprio a metà degli anni Ottanta. È in questi anni infatti che cominciano a nascere meno figli e che l’età della maternità si alza.
Anche all'estero le cifre sono in aumento
D’altra parte, a dimostrazione che le normative abortiste non riducono il numero degli aborti vale il dato che nei Paesi europei che hanno sull’aborto una legislazione molto simile a quella italiana come Francia e Gran Bretagna l’abortività fa registrare autentiche impennate, allarmanti per gli stessi promotori delle leggi che hanno legalizzato l’aborto in quei Paesi. Nel 2007 nel Regno Unito ci sono stati 207mila aborti, in Francia 210mila: e in questi Paesi la contraccezione è molto più diffusa rispetto a quanto non lo sia in Italia. Dunque non è vero che in Italia si abortisce di meno grazie alla 194. Anzi, le maglie di questa legge, secondo Casini, sono diventate via via sempre più larghe: «L’aborto terapeutico in Italia ha sempre riguardato una minima percentuale delle complessive interruzioni volontarie di gravidanza: lo 0,5 per cento nel 1979 e il 2,6 per cento nel 2006. La cifra complessiva al 31 dicembre 2006 è di 4milioni 740mila interruzioni di gravidanza, un numero, commenta Casini nel dossier, di autentico genocidio che testimonia la realtà di un aborto sostanzialmente libero, non limitato esclusivamente a casi estremi e particolari, quanto meno in presenza di rischi sanitari per la donna davvero seri e verificati».
Ridurre le ambiguità
Ecco perchè secondo il Movimento per la vita la 194 lungi dall’essere una legge immodificabile, una legge che non si tocca, come continua a dire la vulgata. Per ottenere questo risultato, spiega Casini, «va segnalata l’ingiustizia presente in quelle parti della legge che presentano un’equivocità altissima, tale da consentire la cosiddetta cattiva applicazione della legge». In sintesi quello che il Movimento per la vita chiede è la modifica degli articoli cosiddetti buoni della 194, quelli che consentono i più grandi margini di equivocità. All’articolo 1, si parla dell’inizio della vita umana – che la Repubblica italiana tutela – ma nello stesso articolo non si chiarisce quando la vita umana comincia.
I consultori
L’inizio della vita secondo Casini va identificato nel concepimento e nell’articolato della legge questo concetto va chiaramente specificato. Inoltre va affrontato il problema dei consultori. «L’intervento dei consultòri è previsto come facoltativo, non come obbligatorio. Inoltre la legge 194 prevede la possibilità (non l’obbligo) di una collaborazione mediante apposite convenzioni tra i consultori famigliari e le associazioni di volontariato che hanno lo scopo di assistere la maternità in difficoltà sia prima che dopo la nascita. Questa opportunità, denuncia il dossier di Casini, non è stata utilizzata».
I diritti del nascituro
Ma non si può affidare la difesa della vita solo al volontariato. Occorre anche un impegno dello Stato volto a tutelare la vita fin dal concepimento. Il nascituro infatti, secondo il Movimento per la vita, gode dell’indistruttibile dignità di ogni essere umano: «Se nemmeno il delinquente può distruggerla del tutto, cosicchè resta insopprimibile il suo diritto alla vita, com’è possibile non rispettare la dignità e il conseguente diritto alla vita che le è inerente nel concepito?». Al Movimento per la vita tutte le forze politiche hanno garantito, a prescindere dalle posizioni sulla 194, un impegno fattivo per la tutela della vita. Ma alla conferenza ieri, nella sala stampa della Camera dei deputati, dei politici non c’era nemmeno l’ombra.





