Conflitti attualmente in corso nel Mondo

Tratto da warnews.it, da hiik.de e da acleddata.com, giugno 2025

Quanti conflitti armati ci sono ancora nel mondo? A 80 anni dalla fine della Seconda Guerra Mondiale in Europa (l’8 maggio 2025 è stato l’anniversario del Victory In Europe Day), in tutto il mondo decine di conflitti armati continuano a mietere vittime. Ecco una lista, in ordine alfabetico, dei principali.

Per un elenco esaustivo qui trovate il link alla mappa interattiva di ACLED e all'ultimo dossier dell'osservatorio tedesco hiik.de.

 


Aceh
Aceh è una provincia autonoma dell'Indonesia, situata nell'estremità settentrionale dell'isola di Sumatra. Dal 1976 è teatro di una guerra tra i ribelli del Movimento Aceh Libero (GAM) e l'esercito indonesiano. I morti, secondo le fonti più accreditate, sono almeno 12mila, ma altre fonti parlano di 50mila, o addirittura 90mila.

Afghanistan
Osama Bin Laden è stato giudicato il responsabile degli attentati dell'11 settembre 2001 contro le Twin Towers ed il Pentagono. La reazione degli USA i dei loro alleati è sata di abbattere il regime del Mullah Omar e dei Talebani, accusati di nascondere Bin Laden. Nonostante la morte del leader talebano, il conflitto procede da 20 anni, e i morti sono più di 186mila, la maggior parte dei quali civili. Solo nel 2020-21 le vittime sono state più di 50mila. Il 15 agosto i talebani sono rientrati in forze a Kabul.

Dopo la presa di Kabul da parte dei Talebani nell’agosto 2021, il Paese è precipitato in una nuova fase di instabilità. Gruppi jihadisti come ISIS-K colpiscono regolarmente. Secondo ACLED, nel 2023 si sono registrate oltre 2.700 vittime.

Algeria
Intorno alla seconda metà degli anni '90 sanguinose stragi commesse dagli estremisti islamici si contrapponevano a violente controffensive da parte dell'esercito governativo. Dopo 100.000 morti (150.000 secondo bilanci indipendenti) la guerra non è ancora conclusa, sebbene attualmente stia attraversando una fase di relativa tranquillità.

Burundi
L'ultimo decennio di guerra tra le due maggiori componenti etniche del Burundi, i Tutsi e gli Hutu, iniziato nel 1993, ha provocato almeno 300.000 morti ed un milione di sfollati. Dopo un'interruzione nel 2004, sono ricominciate le guerre civili etniche.

Brasile 
È attualmente in corso una vera e propria guerra tra i cartelli della droga e il governo. Nell'ultimo anno le vittime del conflitto sono state più di 5mila.

Cabo Delgado (Mozambico)

Dal 2017 è in corso un’insurrezione jihadista legata all’ISIS. Gli attacchi si sono intensificati dal 2024, con occupazioni temporanee di città e assalti contro civili e militari. Le vittime accertate superano le 6.000.

Colombia
Da quasi quarant'anni la Colombia è sconvolta da una sanguinosa guerra civile tra governo, paramilitari e gruppi ribelli di estrema sinistra. All'origine di questo conflitto (300.000 morti) vi è una enorme disparità sociale tra classi dirigenti e popolazione. Un'altra parte in gioco, in una situazione già complessa, sono i potenti cartelli della droga. Gli scontri di quest'anno hanno prodotto quasi 700 vittime.

Congo R.D.
Una "Guerra Mondiale Africana", come è stata definita, che vede combattersi sul territorio congolese gli eserciti regolari di ben sei Paesi per una ragione molto semplice: il controllo dei ricchi giacimenti di diamanti, oro e coltan del Congo orientale. Nella regione del Nord Kivu, i ribelli M23 – appoggiati dal Ruanda – hanno ripreso l’offensiva nel 2024. A gennaio 2025 hanno conquistato Goma, provocando oltre 300.000 sfollati. Gli scontri proseguono.

Costa d'Avorio
La Costa d'Avorio, ex colonia francese, conquistò l'indipendenza il 7 agosto 1960 e il 27 novembre dello stesso anno venne eletto presidente Felix Huophouet-Boigny, che governò lo stato africano per sette mandati consecutivi rimanendo in carica sino alla sua morte nel dicembre 1993. Dopo un decennio di guerra civile nel 2003 sono stati firmati accordi di pace, ma la situazione è rimasta instabile, nonostante le prime elezioni libere del 2010.

Egitto
Nella penisola del Sinai, da alcuni anni a questa parte il governo egiziano si è spesso scontrato con gruppi di fondamentalisti islamici armati.

Eritrea-Etiopia
Dopo una guerra trentennale (1962-1991), l’Eritrea ottiene finalmente la propria indipendenza dall’Etiopia nel 1993. Senza però stabilire confini chiari e definitivi. Dopo un rapido deterioramento dei rapporti tra i due Paesi, nel 1998 le truppe di Asmara decidono di varcare il confine, dando inizio a una guerra a tutto campo (1998-2000). Dopo 2 anni di conflitto e decine di migliaia di vittime (più di 70.000), Etiopia ed Eritrea hanno cessato le ostilità e si sono affidate all’Onu, senza, però, trovare un accordo. 

Dopo il conflitto nel Tigray (2020–2022), nuove guerre interne hanno coinvolto le regioni di Amhara e Oromia. Nella sola Amhara, dal 2023, si contano centinaia di migliaia di sfollati e migliaia di morti.

Filippine
Dal 1971 i musulmani di Mindanao hanno iniziato una lotta armata per l'indipendenza dell'isola. La guerra tra l'esercito di Manila e i militanti del Fronte di Liberazione Islamico dei Moro (MILF) ha causato fino ad oggi 150mila morti. Nell'ultimo anno sono stati più di 1.500.

Yemen
La situazione politica dello Yemen, attualmente il Paese più povero del mondo, è molto complessa. Da una parte, vi è un conflitto  tra i ribelli sciiti Houthi e il governo di Abed Rabbo Mansour Hadi, appoggiato dall’Occidente. Ciò ha prodotto l'intervento nel Paese dell'Arabia Saudita (sunnita) che una vittoria dei ribelli possa portare a un rafforzamento della minoranza sciita nel territorio saudita. Vi è poi un secondo conflitto, quello tra i terroristi di al-Quaeda, che nello Yemen hanno la cellula più potente (AQAP), e il governo yemenita, sostenuto dagli Stati Uniti. Secondo l’ONU, le vittime dirette e indirette superano i 377.000.

Iraq
La crisi riguardo l'orientamento politico del paese è degenerato in una guerra tra l'opposizione e il governo.

Israele-Palestina
Un lungo conflitto, che affonda le sue radici nel dopoguerra, il 14 maggio del 1948, quando Ben Gurion dichiarò l'indipendenza di Israele, dopo la decisione delle Nazioni Unite di dividere la Palestina di uno Stato arabo e in uno Stato ebraico. Dopo oltre mezzo secolo di guerre e di patti storici, di atti terroristici e di speranze di pace andate in fumo, il sogno di "due popoli due Stati" resta purtroppo ancora un'utopia.

Il conflitto prosegue senza sosta. Dopo l’attacco di Hamas del 7 ottobre 2023 e la successiva operazione israeliana su Gaza, le vittime palestinesi superano le 36.000 e quelle israeliane sono oltre 1.200.

Israele–Iran

Nel giugno 2025 Israele e Stati Uniti hanno colpito impianti nucleari iraniani a Fordow e Natanz. L’Iran ha risposto con attacchi missilistici su Israele. Le vittime superano i 950 in Iran e almeno 24 in Israele.

Libia

Dal 2014 il Paese vive una crisi di legittimità tra due governi rivali. La situazione resta instabile, con continue violenze a Tripoli e Bengasi, e la presenza di milizie straniere.


Kashmir
La rivolta del Kashmir, ancora in pieno svolgimento nonostante le incoraggianti iniziative di pace, è iniziata nel 1989 ed ha sempre rappresentato una guerra per procura tra i due colossi asiatici Pakistan e India (che dispongono anche di testate atomiche).

Kurdistan     
È più di mezzo secolo che i Kurdi distribuiti tra Turchia, Iraq e Iran auspicano la nascita di uno stato kurdo. Nemmeno l’arresto di Ocalan, leader del PKK Partito dei lavoratori curdi fondato nel 1973 su forte ispirazione marxista, ha interrotto i conflitti ulteriormente aggravati dal conflitto in Iraq.

Myanmar

Il colpo di Stato militare del 2021 ha riacceso la guerra civile. La giunta combatte contro gruppi etnici armati e milizie democratiche. La resistenza ha preso il controllo di vaste aree nel nord e nell’est del Paese

Nepal
I guerriglieri maoisti del Nepal sono in lotta contro la monarchia costituzionale del re Gyanendra (creduto l’incarnazione del dio Visnhu) dal 1996. 8000 le vittime in tutto l’arco del conflitto. Scontri a fuoco, rapimenti, attentati e estorsioni avvengono quotidianamente.

Nigeria
La Nigeria è divisa in oltre 250 gruppi etnici-linguistici diversi. Le religioni principali sono il Cattolicesimo e l'Islam, ma anche molte religioni tradizionali dell'Africa. Queste differerenze religiose sono alla base dei conflitti sviluppatisi in questo paese. Negli ultimi anni le violenze più grandi provengono dal gruppo terroristico Boko Haram. Ancora oggi, il gruppo jihadista Boko Haram continua a compiere attentati e rapimenti nel nord-est. Le violenze tra pastori e agricoltori, e i conflitti etnici nel centro-nord, causano ogni anno migliaia di vittime.

Repubblica Centrafricana
Dal 25 ottobre 2002 la Repubblica Centrafricana è stata dilaniata da una guerra civile che oppone i ribelli di François Bozizé, ex-capo delle forze armate, al presidente Félix Patassé, morto nel 2011. La guerra civile continua anche dopo la morte del leader. Gli scontri hanno causato circa 500 vittime tra il 2019 e il 2020.

Sahel (Mali, Burkina Faso, Niger)

Jihadisti affiliati all’ISIS e ad al-Qaeda seminano il terrore in vaste aree. In Niger, a maggio 2025, un attacco ha causato la morte di 34 soldati. I tre Paesi sono oggi retti da giunte militari.

Siria
Dal 2011 la Siria è dilaniata da una guerra civile, iniziata con l'obiettivo di ottenere le dimissioni del presidente Bashar al-Assad. A questo conflitto si è aggiunta la presenza e l'attività dello Stato Islamico. La guerra iniziata nel 2011 continua a colpire soprattutto il nord-ovest, dove Turchia, Russia, milizie curde e gruppi jihadisti si contendono il territorio. Le vittime totali sono stimate in oltre 500.000.

Somalia
Dopo l'uscita di scena del presidente Siad Barre nel 1991, è iniziata una violentissima guerra di potere tra i vari clan del Paese, guidati dai cosiddetti "signori della guerra”. Una spirale di violenze che, fino ad oggi, ha provocato quasi mezzo milione di morti. Dal 2006 è in corso un conflitto tra il governo somalo (sostenuto dalla comunità internazionale) e i jihadisti di al-Shabaab, affiliati ad al-Qaeda. Nel 2024 sono stati uccisi oltre 3.000 civili.

Sudan
La guerra civile in Sudan è in corso ormai da più di 20 anni. Nel Darfur, un'area grande quasi due volte l'Italia, è in corso un violentissimo conflitto fra gruppi armati locali e milizie filo-governative. Secondo l'Organizzazione Mondiale della Sanità dal marzo 2003 sono morte circa 70.000 persone. Attualmente nel Darfur muoiono circa 10.000 persone al mese.

Ad aprile 2023 è esplosa una guerra tra l’esercito regolare e le Rapid Support Forces (RSF). La capitale Khartoum è devastata, i morti superano i 15.000 e gli sfollati sono oltre 9 milioni.

Uganda
Una guerra civile che prosegue da più di 20 anni e che ha provocato una grave crisi economica. L'LRA è la forza ribelle che terrorizza le province del nord dell'Uganda fin dal 1987, abitate dagli Acholi, ai confini con il Sudan. Ed è proprio in Sudan che gli Olum ("erba" così vengono chiamati in lingua Acholi) hanno le loro basi e da lì partono molti dei loro attacchi.

Ucraina
Dal 2014 la situazione ucraina è complicata, a causa di una rivoluzione violenta che vede contrapposti alcuni gruppi separatisti al governo. La Russia è uno degli attori principali del conflitto. A oggi sono morte 13mila persone. Dopo l’invasione russa del febbraio 2022, il conflitto ha causato centinaia di migliaia di vittime e una devastazione senza precedenti. È la guerra più sanguinosa in Europa dalla fine della Seconda Guerra Mondiale.


Per un quadro esaustivo, inseriamo l'ultimo dossier del sito tedesco hiik.de e una mappa interattiva elaborata da ACLED che prende in esame il numero di eventi violenti che si sono verificati fino a oggi (è aggiornata al 2 maggio 2020) e le relative vittime.Se ti è piaciuto l'articolo condividilo su Facebook Twitter, sostieni Documentazione.info