Caro immigrato questa è casa tua

da un articolo di Rodolfo Casadei, Tempi 21 dicembre 2009
Potete pensarla come volete, schierarvi dove volete, ma la verità statistica ragionevolmente certa è che oggi come oggi la maggioranza degli italiani esige che gli immigrati abbiano accesso al welfare tanto quanto gli altri cittadini, nega che gli stranieri rubino il lavoro agli italiani o causino un abbassamento del livello dei salari, è favorevole al voto agli immigrati nelle elezioni amministrative locali, preferisce che gli stranieri si integrino permanentemente nel tessuto italiano anziché soggiornarvi temporaneamente, ritiene che il modo più efficace per prevenire l’eccessiva emigrazione non sia un controllo più rigido delle frontiere ma una maggiore generosità nella fornitura di aiuti allo sviluppo ai paesi poveri ed è anche convinta, pensate un po’, che se gli stranieri faticano a integrarsi non è per mancanza di volontà da parte loro, ma per le discriminazioni sociali che patiscono.

Uno studio internazionale fa il confronto tra i vari paesi d'Europa di fronte all'immigrazione
È vero che la maggioranza degli italiani pensa che nel nostro paese siano presenti troppi stranieri e che essi rappresentino più un problema che un’opportunità, ma questo soprattutto per la presenza dei clandestini, che è considerata il vero nodo della questione immigrazione. Ad aver elaborato queste conclusioni non è un oscuro centro culturale o l’ufficio pubbliche relazioni del governo Berlusconi, ma una serissima fondazione germano-americana: il German Marshall Fund of the United States, istituto di studi e ricerche con sede a Washington creato e finanziato dal governo tedesco al tempo di Willy Brandt per promuovere la comprensione e la cooperazione fra gli Stati Uniti e l’Europa. Da anni la fondazione produce e diffonde i suoi Transatlantic Trends, studi mirati che mettono a confronto le opinioni pubbliche delle due sponde dell’oceano. A partire dall’anno scorso s’è deciso di dedicare un survey annuale alla questione dell’immigrazione. Otto i paesi raffrontati: Stati Uniti, Canada, Germania, Francia, Italia, Regno Unito, Spagna e Olanda. E le sorprese non mancano.

Su diritto al voto, welfare, lavoro: gli italiani sono i più disposti all'integrazione con gli stranieri
Gli italiani sono, almeno a parole, i più generosi del mondo per quanto riguarda l’erogazione del welfare agli stranieri: l’87 per cento dichiara che gli immigrati devono avere gli stessi diritti degli altri cittadini ai benefit sociali, un punto di vista accettato soltanto dal 50 per cento dei britannici (la media europea è del 72 per cento). A sostenere che gli stranieri rubano il lavoro alla gente del posto sono ancora i britannici (54 per cento), non certo gli italiani, presso i quali solo il 25 per cento la pensa come i sudditi di Sua maestà (la media europea è del 31 per cento); così come non sono gli italiani a pensare che la presenza di lavoratori immigrati faccia abbassare i salari (40 per cento degli intervistati, la media europea è del 42 per cento), ma piuttosto gli spagnoli (55 per cento). Che gli italiani non siano così maldisposti verso gli stranieri come è di moda affermare lo dimostra anche il fatto che il 53 per cento vorrebbe concedere loro il diritto di voto nelle elezioni municipali, mentre risultano contrari a questa ipotesi il 62 per cento degli statunitensi, il 54 dei canadesi, il 52 dei tedeschi e il 51 dei britannici.

La consapevolezza dell'inefficacia della chiusura
Gli italiani sono pronti a scusare gli immigrati anche per la mancata integrazione: solo il 31 per cento è convinto che dipenda dalla loro cattiva volontà, mentre il 47 per cento sostiene che siano vittime della discriminazione sociale; negli altri paesi europei (tranne la Francia) i valori sono invertiti: il 50-60 per cento pensa che se gli immigrati non si integrano è per colpa loro, e solo il 27-32 per cento pensa che siano discriminati. E quando si chiede quale sia il modo migliore di contenere numericamente il fenomeno migratorio clandestino, solo il 22 per cento degli italiani indica il rafforzamento dei controlli alle frontiere, mentre il 45 ritiene che consista nell’aumentare gli aiuti ai paesi poveri; nel Regno Unito la pensano nel modo opposto: il 44 per cento vorrebbe frontiere meno penetrabili, solo il 21 vuole stanziare più aiuti allo sviluppo.

Il realismo sul pericolo dell'immigrazione clandestina che non compromette l'accoglienza
In tutto questo non c’è alcun segno di un’epidemia di buonismo o di politically correct: più semplicemente, gli italiani paiono convinti che gli stranieri sono cittadini come gli altri quando sono legali, mentre rappresentano un elemento destabilizzante quando sono clandestini. Gli italiani sono i meno preoccupati d’Europa riguardo alla presenza dei primi (solo il 21 per cento li vede negativamente, contro una media europea del 27 per cento, con una punta del 36 nel Regno Unito) e i più preoccupati circa quella dei secondi (81 per cento contro una media europea del 67). Pensano per il 77 per cento che i clandestini determinano un incremento della criminalità (contro una media europea del 61), e solo per il 34 per cento che anche gli immigrati legali contribuiscano a tale fenomeno (contro una media europea del 37, con punte del 54 in Olanda e del 47 in Germania). Pensano pure (63 per cento) che i clandestini pesino indebitamente sulla spesa sociale, che, come abbiamo visto sopra, ritengono giusto sia la stessa per gli italiani come per gli stranieri regolari. E sono contrari a una nuova sanatoria per gli immigrati illegali, anche se meno che in passato: i favorevoli sarebbero infatti solo il 36 per cento, dato però in crescita rispetto al 2008, quando erano appena il 27 per cento. Sotto un altro curioso aspetto gli italiani la pensano in maniera diversa dagli altri in tema di immigrazione: per il 42 per cento (contro una media europea del 30) ritengono importante che gli stranieri migranti arrivino da paesi di tradizione cristiana.

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