Politica antifemminile all’Onu

di Samantha Singson, Agenzia Svipop – Sviluppo e popolazione, 10-20 marzo 2007
Malgrado un ampio consenso delle Organizzazioni non governative e delle delegazioni di molti Paesi alla Commissione Onu sullo Stato delle Donne (CSW, secondo l’acronimo inglese), la risoluzione presentata dagli Usa che chiedeva il bando della selezione prenatale del sesso e dell’infanticidio delle femmine è stata ritirata a causa della pressione di Cina, India, Canada, Costa Rica, Messico e altri.

Mancano al mondo 100 milioni di donne non fatte nascere
La Cina ha esercitato una forte pressione contro al risoluzione ai più alti livelli delle delegazioni Onu, e anche l’India si è opposta strenuamente. La posizione di questi due Paesi non è sorprendente perché – anche se la risoluzione si concentrava sulla natura globale del problema – Cina e India temevano che l’adozione della risoluzione avrebbe attirato l’attenzione sul fatto che proprio in questi due Paesi si registrano i peggiori casi di infanticidio femminile e di aborti dovuti alla selezione del sesso. I demografi stimano in 100 milioni il numero delle donne mancanti a causa di questo fenomeno.

L’Unione Europea per principio non condanna alcun tipo di aborto
L’Unione Europea ha annunciato il 5 marzo che aveva raggiunto una decisione collettiva a livello europeo per opporsi alla risoluzione. Il motivo addotto è che allo scopo di non far deragliare l’intero processo della Commissione, è meglio aggiungere semplicemente un punto al documento finale della Commissione stessa. Ma in privato alcuni delegati della UE hanno detto a rappresentanti delle Ong che alcuni governi europei si oppongono alla risoluzione sulla selezione del sesso perché si oppongono alla condanna di qualsiasi tipo di aborto. Ufficialmente però l’Unione Europea ha assicurato che nel documento finale appoggerà il linguaggio proposto dagli Usa.

Sorpresa nel documento finale
Verificata l’assenza di sostegno, gli Usa hanno scelto di ritirare la risoluzione con la garanzia che il contenuto sarebbe comunque stato incluso nel documento finale. Così gli Usa hanno proposto quattro paragarafi da inserire nelle Agreed Conclusions, richiamando gli Stati a registrare i dati sulla selezione prenatale del sesso e sull’infanticidio femminile, e a sviluppare campagne di informazione e sensibilizzazione per rinforzare “il valore intrinseco delle bambine per le loro famiglie e società”.

Ma tra la sorpresa dei delegati, nella mattinata conclusiva del CSW il presidente dei negoziati sull’Accordo finale, il britannico Tom Woodroffe, aveva tagliato la bozza del documento finale a metà lasciando fuori i paragrafi proposti dagli Stati Uniti sulla selezione prenatale del sesso. Così nella versione finale del documento, c’è soltanto un riferimento alla selezione del sesso.

Più che la vita delle bambine sembra rilevante la loro salute sessuale
A conclusione della Conferenza, l’ambasciatore Usa Patricia Bleister ha spiegato la posizione del proprio governo. Riferendosi alla politicizzazione dei negoziati e alla resistenza di alcune delegazioni nell’affrontare il tema della selezione prenatale del sesso, la Brister ha detto che “gli Stati Uniti sono costernati nel vedere che gran parte del linguaggio usato nel Documento finale è più attento alle preoccupazioni politiche dei partecipanti alla conferenza internazionale che non ai bisogni delle donne e specialmente delle bambine. Ad esempio, il documento fa diverse volte riferimento alla ‘salute sessuale e riproduttiva’ ma solo una volta alle immunizzazioni salva-vita. Alcune delegazioni hanno insistito sul fatto che il documento non dovesse contenere un riferimento esplicito alla violenta e discriminatoria pratica dell’aborto delle bambine per la sola ragione che sono femmine, ma le stesse delegazioni hanno preteso molteplici riferimenti ai programmi e alle attività che aiutano le bambine a ‘comprendere la propria sessualità’... In ogni caso siamo contenti che il documento condanni l’infanticidio femminile e “le dannose pratiche della selezione prenatale del sesso’, espressione che è intesa universalmente come comprendente l’aborto selettivo, anche se alcune delegazioni hanno insistito che tale pratica non dovesse essere chiamata con il suo vero nome”.