tratto dalla Relazione di Alessandro Rosina alla Conferenza Nazionale della Famiglia di Firenze, 24-26 maggio 2007
I problemi dell’Italia: denatalità, giovani precari e invecchiamento
La società italiana sta vivendo una fase di grande cambiamento. La politica, le istituzioni, il sistema di welfare segnano invece il passo. C’è stata una grave incapacità ed un grave ritardo nella lettura e nell’interpretazione delle trasformazioni in atto da parte di chi ha avuto negli ultimi decenni responsabilità pubbliche e di governo. Ci troviamo ora di fronte a nodi problematici associati a fenomeni già presenti da tempo, che si stanno cronicizzando. La persistente bassa fecondità, la lunga permanenza dei giovani in famiglia, e l’invecchiamento della popolazione, ne sono un esempio.
Aiutare le famiglie con figli e i giovani
Diventa urgente fare quello che non abbiamo fatto finora (e che invece negli altri paesi è stato fatto), ovvero aiutare le famiglie con figli, potenziare i servizi di cura per l’infanzia, ridurre la precarietà dei giovani mettendo finalmente in campo adeguati “ammortizzatori sociali”, creare una rete di aiuti e di servizi per gli anziani non autosufficienti. Si tratta quantomeno di riportare le condizioni agli standard medi europei, in modo che essere giovani, aver figli, diventare anziani non autonomi, non sia più così scandalosamente penalizzante in Italia rispetto agli altri paesi occidentali.
Instabilità coniugale e ricadute negative sui figli
Ma oltre ai fenomeni che si stanno cronicizzando se ne stanno più recentemente aggiungendo altri, fino a qualche anno fa poco presenti nella nostra società, potenzialmente legati ad altre criticità. Ne elenchiamo alcuni. L’instabilità coniugale porta ad un rilevante aumento di bambini che sperimentano la rottura coniugale dei genitori. Le conseguenze negative sui figli sono ben documentate nella letteratura scientifica degli altri paesi dove il fenomeno è da tempo più diffuso. Le specificità culturali del nostro paese, ed in particolare il forte legame tra genitori e figli, a cui corrisponde un forte investimento affettivo e strumentale, potrebbe rendere più doloroso il fallimento coniugale e più conflittuale la risoluzione tra coniugi con bambini. Finora l’incidenza delle rotture è stata bassa e soprattutto limitata alle classi più benestanti. Le dinamiche più recenti rendono quindi lo scenario più articolato e potenzialmente più problematico.
L’aumento delle famiglie monogenitore
C’è poi la questione delle famiglie monogenitore, anch’esse in continua crescita. Particolarmente difficile è la condizione delle donne sole con figli. Se c’è un problema per le famiglie italiane, di pochi aiuti economici, scarsi servizi e difficoltà di conciliazione, tutto ciò è fortemente accentuato per chi ha figli e non può contare sull’altro coniuge.
L’immigrazione
Va infine almeno accennato l’impatto delle immigrazioni, altro grande fenomeno in forte crescita negli ultimi anni. In Italia gli alunni stranieri erano meno di 50 mila fino alla metà degli anni Novanta (meno dello 0,5% del totale degli alunni). In poco più di dieci anni il loro numero è aumentato di oltre 8 volte. La sfida è qui quella dell’integrazione e delle opportunità da fornire alle seconde generazioni. Da come tale sfida verrà colta ed affrontata dipende una parte rilevante del futuro dell’Italia.
Investire sulle nuove generazioni
Siamo un paese nel quale i genitori investono molto sui figli, ma nel quale lo stato investe poco sulle famiglie e sulle giovani generazioni. Ma se le cose stanno così, non sarà forse anche perché nel fondo del nostro animo noi italiani preferiremmo non pagare le tasse e dare tutto ai nostri figli? Pagare le tasse vuol dire dare i nostri soldi ai figli degli altri, nel migliore dei casi, e a politici che li usano male, nel peggiore.
Serve una nuova idea di Italia
Forse, allora, c’è qualcosa di più profondo alla base della nostra crisi demografica, delle difficoltà delle famiglie, della rigidità nel ricambio generazionale, della disaffezione verso la politica. Se davvero è così, non basta un nuovo welfare per uscire dal nostro malessere generalizzato (demografico, sociale, economico e politico). Serve una nuova idea di Italia. Ci siamo illusi che potesse nascere dopo tangentopoli, e qualcuno si è illuso che potesse rinnovarla profondamente Silvio Berlusconi. Non è successo. Ora siamo tutti orfani di un Italia che vorremmo e che non riusciamo a darci. Ed è forse anche per questo che facciamo pochi figli e che i giovani sono riluttanti a diventare adulti.
La società italiana sta vivendo una fase di grande cambiamento. La politica, le istituzioni, il sistema di welfare segnano invece il passo. C’è stata una grave incapacità ed un grave ritardo nella lettura e nell’interpretazione delle trasformazioni in atto da parte di chi ha avuto negli ultimi decenni responsabilità pubbliche e di governo. Ci troviamo ora di fronte a nodi problematici associati a fenomeni già presenti da tempo, che si stanno cronicizzando. La persistente bassa fecondità, la lunga permanenza dei giovani in famiglia, e l’invecchiamento della popolazione, ne sono un esempio.
Aiutare le famiglie con figli e i giovani
Diventa urgente fare quello che non abbiamo fatto finora (e che invece negli altri paesi è stato fatto), ovvero aiutare le famiglie con figli, potenziare i servizi di cura per l’infanzia, ridurre la precarietà dei giovani mettendo finalmente in campo adeguati “ammortizzatori sociali”, creare una rete di aiuti e di servizi per gli anziani non autosufficienti. Si tratta quantomeno di riportare le condizioni agli standard medi europei, in modo che essere giovani, aver figli, diventare anziani non autonomi, non sia più così scandalosamente penalizzante in Italia rispetto agli altri paesi occidentali.
Instabilità coniugale e ricadute negative sui figli
Ma oltre ai fenomeni che si stanno cronicizzando se ne stanno più recentemente aggiungendo altri, fino a qualche anno fa poco presenti nella nostra società, potenzialmente legati ad altre criticità. Ne elenchiamo alcuni. L’instabilità coniugale porta ad un rilevante aumento di bambini che sperimentano la rottura coniugale dei genitori. Le conseguenze negative sui figli sono ben documentate nella letteratura scientifica degli altri paesi dove il fenomeno è da tempo più diffuso. Le specificità culturali del nostro paese, ed in particolare il forte legame tra genitori e figli, a cui corrisponde un forte investimento affettivo e strumentale, potrebbe rendere più doloroso il fallimento coniugale e più conflittuale la risoluzione tra coniugi con bambini. Finora l’incidenza delle rotture è stata bassa e soprattutto limitata alle classi più benestanti. Le dinamiche più recenti rendono quindi lo scenario più articolato e potenzialmente più problematico.
L’aumento delle famiglie monogenitore
C’è poi la questione delle famiglie monogenitore, anch’esse in continua crescita. Particolarmente difficile è la condizione delle donne sole con figli. Se c’è un problema per le famiglie italiane, di pochi aiuti economici, scarsi servizi e difficoltà di conciliazione, tutto ciò è fortemente accentuato per chi ha figli e non può contare sull’altro coniuge.
L’immigrazione
Va infine almeno accennato l’impatto delle immigrazioni, altro grande fenomeno in forte crescita negli ultimi anni. In Italia gli alunni stranieri erano meno di 50 mila fino alla metà degli anni Novanta (meno dello 0,5% del totale degli alunni). In poco più di dieci anni il loro numero è aumentato di oltre 8 volte. La sfida è qui quella dell’integrazione e delle opportunità da fornire alle seconde generazioni. Da come tale sfida verrà colta ed affrontata dipende una parte rilevante del futuro dell’Italia.
Investire sulle nuove generazioni
Siamo un paese nel quale i genitori investono molto sui figli, ma nel quale lo stato investe poco sulle famiglie e sulle giovani generazioni. Ma se le cose stanno così, non sarà forse anche perché nel fondo del nostro animo noi italiani preferiremmo non pagare le tasse e dare tutto ai nostri figli? Pagare le tasse vuol dire dare i nostri soldi ai figli degli altri, nel migliore dei casi, e a politici che li usano male, nel peggiore.
Serve una nuova idea di Italia
Forse, allora, c’è qualcosa di più profondo alla base della nostra crisi demografica, delle difficoltà delle famiglie, della rigidità nel ricambio generazionale, della disaffezione verso la politica. Se davvero è così, non basta un nuovo welfare per uscire dal nostro malessere generalizzato (demografico, sociale, economico e politico). Serve una nuova idea di Italia. Ci siamo illusi che potesse nascere dopo tangentopoli, e qualcuno si è illuso che potesse rinnovarla profondamente Silvio Berlusconi. Non è successo. Ora siamo tutti orfani di un Italia che vorremmo e che non riusciamo a darci. Ed è forse anche per questo che facciamo pochi figli e che i giovani sono riluttanti a diventare adulti.