tratto da un articolo di Gian Antonio Stella, Corriere della Sera, 5.5.09
Il libro “La famiglia cristiana” di Antonio Sciortino pubblicato da Mondadori
Un'immagine di Virgilio toglie il sonno al direttore di «Famiglia Cristiana»: «Enea che fugge da Troia in fiamme porta l'anziano padre Anchise sulle spalle e tiene per mano il giovane figlio Ascanio. L'Enea del futuro, invece, avrà sulle spalle il peso di quattro vecchi genitori e non avrà accanto nessun figlio che gli assicurerà, un giorno, di portarlo in salvo». Per questo don Antonio Sciortino, spiegando come i francesi (che «non ci stanno a finire al tappeto») abbiano «deciso di tenere aperti gli asili nido 11 mesi all'anno per 11 ore al giorno» mentre da noi il Sud ha «un indice di copertura del fabbisogno di asili nido di appena il 6%» accusa chi è stato al potere in questi anni: «Assistiamo, impotenti, al fallimento. Sulla famiglia tutti i governi, di destra, di sinistra e di centro, finora hanno sempre fallito. Non hanno mai capito che è l'unico vero ammortizzatore sociale. Aiutarla serve innanzitutto allo stesso Paese». Il libro «La famiglia cristiana» (Mondadori), in vendita da questa mattina, infilza gli uomini del Palazzo fin dal sottotitolo: «Una risorsa ignorata dalla politica». (…)
Irrilevanza della spesa sociale
«In Italia l'irrilevanza della spesa sociale si nota subito se consideriamo il tasso di povertà dopo l'intervento pubblico», scrive don Sciortino, «In media in Europa si riduce di 10 punti, in Norvegia scende di 19 punti, in Svezia di 17, in Germania di 14 punti, in Francia di 12 e in Olanda di 11. In Italia abbatte di soli 4 punti la quantità di popolazione povera. Segno che la nostra spesa sociale è inefficiente e inefficace, oltre a non essere alta. Rimane sotto la media europea sia in termini di percentuale sul pil, sia in termini di spesa pro capite».
Più figli si fanno, più poveri si diventa
Perché dunque si riempiono la bocca con la parola famiglia? «L'Italia sembra volere fargliela pagare cara a quei genitori che fanno più figli. Oltre a punire questi loro ragazzi che, nella vita, nel lavoro e nella società, avranno meno opportunità dei loro coetanei figli unici. Trenta famiglie su 100 con 3 figli sono povere (al Sud l'incidenza sfiora il 49%). È facile l'equazione: più figli si fanno, più poveri si diventa. Esattamente l'opposto di quanto avviene in Norvegia, dove avere più bambini corrisponde a un tasso di povertà più basso». «Se si analizzano i trasferimenti monetari e le misure fiscali a favore delle famiglie», insiste l'autore, «l'Italia si piazza al quartultimo posto tra i Paesi dell'Ocse. Molto indietro rispetto a Germania, Francia e Regno Unito. Se entriamo nel dettaglio, i Paesi scandinavi dedicano lo 0,6% del pil solo ai congedi parentali, percentuale che in Italia è talmente bassa da essere irrilevante... ».
Denatalità e single avvantaggiati
Di più: «La Francia in pochi anni è tornata a superare i 2 figli per donna, grazie a una tenace e consistente politica di sostegno. Che è sopravvissuta ai ripetuti cambi di maggioranza». Da noi no: «vige la regola della "tela di Penelope": ogni maggioranza impegna le migliori energie solo per disfare quello che è stato fatto dal governo precedente». Risultato: «La Francia destina alla famiglia il 2,5% del suo pil, l'Italia si ferma a poco più dell'1%: una politica stitica e suicida verso la famiglia». Non solo «siamo la maglia nera» in Europa, in fondo alle classifiche, ma mentre «la Francia ha scelto la famiglia, e non l'individuo, come unità di misura per l'imposizione delle tasse (...) il bonus fiscale di Tremonti e Sacconi finisce, per l'82%, nella tasche dei single (unica categoria protetta del Paese) e di coppie senza figli». Una scelta, «che va contro la famiglia». La quale avrebbe invece bisogno, subito, di «una legge organica che la metta al centro di ogni processo, come forza di coesione sociale». Ma «questa Italia», si chiede, «è ancora cristiana, quando indebolisce e svaluta la famiglia?». Domanda scomoda. Molto scomoda...
Un'immagine di Virgilio toglie il sonno al direttore di «Famiglia Cristiana»: «Enea che fugge da Troia in fiamme porta l'anziano padre Anchise sulle spalle e tiene per mano il giovane figlio Ascanio. L'Enea del futuro, invece, avrà sulle spalle il peso di quattro vecchi genitori e non avrà accanto nessun figlio che gli assicurerà, un giorno, di portarlo in salvo». Per questo don Antonio Sciortino, spiegando come i francesi (che «non ci stanno a finire al tappeto») abbiano «deciso di tenere aperti gli asili nido 11 mesi all'anno per 11 ore al giorno» mentre da noi il Sud ha «un indice di copertura del fabbisogno di asili nido di appena il 6%» accusa chi è stato al potere in questi anni: «Assistiamo, impotenti, al fallimento. Sulla famiglia tutti i governi, di destra, di sinistra e di centro, finora hanno sempre fallito. Non hanno mai capito che è l'unico vero ammortizzatore sociale. Aiutarla serve innanzitutto allo stesso Paese». Il libro «La famiglia cristiana» (Mondadori), in vendita da questa mattina, infilza gli uomini del Palazzo fin dal sottotitolo: «Una risorsa ignorata dalla politica». (…)
Irrilevanza della spesa sociale
«In Italia l'irrilevanza della spesa sociale si nota subito se consideriamo il tasso di povertà dopo l'intervento pubblico», scrive don Sciortino, «In media in Europa si riduce di 10 punti, in Norvegia scende di 19 punti, in Svezia di 17, in Germania di 14 punti, in Francia di 12 e in Olanda di 11. In Italia abbatte di soli 4 punti la quantità di popolazione povera. Segno che la nostra spesa sociale è inefficiente e inefficace, oltre a non essere alta. Rimane sotto la media europea sia in termini di percentuale sul pil, sia in termini di spesa pro capite».
Più figli si fanno, più poveri si diventa
Perché dunque si riempiono la bocca con la parola famiglia? «L'Italia sembra volere fargliela pagare cara a quei genitori che fanno più figli. Oltre a punire questi loro ragazzi che, nella vita, nel lavoro e nella società, avranno meno opportunità dei loro coetanei figli unici. Trenta famiglie su 100 con 3 figli sono povere (al Sud l'incidenza sfiora il 49%). È facile l'equazione: più figli si fanno, più poveri si diventa. Esattamente l'opposto di quanto avviene in Norvegia, dove avere più bambini corrisponde a un tasso di povertà più basso». «Se si analizzano i trasferimenti monetari e le misure fiscali a favore delle famiglie», insiste l'autore, «l'Italia si piazza al quartultimo posto tra i Paesi dell'Ocse. Molto indietro rispetto a Germania, Francia e Regno Unito. Se entriamo nel dettaglio, i Paesi scandinavi dedicano lo 0,6% del pil solo ai congedi parentali, percentuale che in Italia è talmente bassa da essere irrilevante... ».
Denatalità e single avvantaggiati
Di più: «La Francia in pochi anni è tornata a superare i 2 figli per donna, grazie a una tenace e consistente politica di sostegno. Che è sopravvissuta ai ripetuti cambi di maggioranza». Da noi no: «vige la regola della "tela di Penelope": ogni maggioranza impegna le migliori energie solo per disfare quello che è stato fatto dal governo precedente». Risultato: «La Francia destina alla famiglia il 2,5% del suo pil, l'Italia si ferma a poco più dell'1%: una politica stitica e suicida verso la famiglia». Non solo «siamo la maglia nera» in Europa, in fondo alle classifiche, ma mentre «la Francia ha scelto la famiglia, e non l'individuo, come unità di misura per l'imposizione delle tasse (...) il bonus fiscale di Tremonti e Sacconi finisce, per l'82%, nella tasche dei single (unica categoria protetta del Paese) e di coppie senza figli». Una scelta, «che va contro la famiglia». La quale avrebbe invece bisogno, subito, di «una legge organica che la metta al centro di ogni processo, come forza di coesione sociale». Ma «questa Italia», si chiede, «è ancora cristiana, quando indebolisce e svaluta la famiglia?». Domanda scomoda. Molto scomoda...