Ansa, 4 gennaio 2007
ROMA - Potrebbero essere i medici, gli insegnanti o gli scienziati di domani, avere un ruolo attivo e importante nella società per dare impulso allo sviluppo del proprio paese, ma per oltre 200 milioni di bambini nel mondo il destino è già segnato prima dei cinque anni: infatti, condizioni di vita disagiate non permettono loro di sviluppare a pieno le proprie potenzialità in un periodo critico per lo sviluppo cognitivo, condannandoli a divenire studenti svantaggiati e adulti con uno scarso peso nel mondo del lavoro. E' la denuncia riportata sulle pagine della rivista 'Lancet' con tre studi dedicati ad indagare la dimensione del problema, capirne le cause e decidere gli interventi risolutivi da mettere in atto.
Povertà che genera povertà
Tra le cause principali del mancato sviluppo cognitivo di questa moltitudine di piccoli, si segnalano l'esposizione a sostanze nocive spesso presenti nell'acqua bevuta, carenze nutrizionali, povertà, scarsa interazione con i familiari e quindi assenza degli stimoli giusti per 'nutrire' la mente. Al primo posto in questa infausta classifica ci sono i bimbi dell'Asia del Sud (89 milioni di piccoli a rischio) e dell'Africa Sub-sahariana che è la regione con la più alta percentuale di piccoli svantaggiati, spiega uno dei responsabili della ricerca, Sally Grantham-McGregor, della London School of Tropical Medicine and Hygiene in Gran Bretagna.
Seguono altri dieci paesi: India, Nigeria, Cina, Bangladesh, Etiopia, Indonesia, Pakistan, Repubblica Democratica del Congo, Uganda e Tanzania, in cui si contano 145 milioni di piccoli 'cervelli' negati, ovvero il 66% del totale di 219 milioni di bimbi stimati.
Oltre 200 milioni di bambini rimangono poveri intellettivamente
Solo di recente la prestigiosa rivista britannica Lancet aveva pubblicato un'inchiesta shock in cui si stimavano oltre 6 milioni annui di morti in età infantile potenzialmente prevenibili. Ma questo terribile dato, dicono oggi gli autori del nuovo studio, è solo la punta di un iceberg. "Abbiamo eseguito una stima conservativa - spiegano gli esperti - in base alla quale più di 200 milioni di bimbi sotto i cinque anni non ce la fanno a raggiungere le proprie potenzialità di sviluppo cognitivo".
Senza cognizioni futuro negato
Tra le cause di questo stop della crescita cognitiva dei piccoli, quindi, in primis carenze nutrizionali (di iodio e di ferro per esempio) in un'età cruciale per la crescita cerebrale, nonché esposizione a sostanze nocive come piombo e arsenico, malattie infettive come malaria e AIDS. Ma non solo: anche depressione materna e mancanza di stimoli socio-emotivi spengono anzitempo la favilla dello sviluppo delle menti di domani. La povertà, quindi, rapisce giovanissime le menti in erba, con conseguenze disastrose: gli esperti hanno infatti analizzato numerosi studi evidenziando una netta associazione tra sviluppo cognitivo precoce e successo scolastico negli anni a venire.
Necessità di programmi integrati per nutrire i corpi e le menti
Ne emerge un quadro inquietante: questi bimbi sono destinati ad essere studenti svantaggiati e nel mondo del lavoro la perdita di potenzialità umana si traduce, secondo le stime di Lancet, in una perdita reddituale di oltre il 20%, quota che, quando moltiplicata per grandi numeri, ha un impatto gravoso sullo sviluppo globale del paese di provenienza. Inoltre, spiega Grantham-McGregor, "questa impossibilità di raggiungere il proprio completo sviluppo cognitivo ha un peso enorme sulla trasmissione intergenerazionale della povertà". Per ridare un futuro a questi bambini servono dunque programmi integrati che comprendano non solo un'istruzione adeguata ma anche un forte impegno contro povertà, malnutrizione, carenze sanitarie e anche un supporto alle famiglie, 'trampolino' per lo sviluppo socio-emotivo.
Povertà che genera povertà
Tra le cause principali del mancato sviluppo cognitivo di questa moltitudine di piccoli, si segnalano l'esposizione a sostanze nocive spesso presenti nell'acqua bevuta, carenze nutrizionali, povertà, scarsa interazione con i familiari e quindi assenza degli stimoli giusti per 'nutrire' la mente. Al primo posto in questa infausta classifica ci sono i bimbi dell'Asia del Sud (89 milioni di piccoli a rischio) e dell'Africa Sub-sahariana che è la regione con la più alta percentuale di piccoli svantaggiati, spiega uno dei responsabili della ricerca, Sally Grantham-McGregor, della London School of Tropical Medicine and Hygiene in Gran Bretagna.
Seguono altri dieci paesi: India, Nigeria, Cina, Bangladesh, Etiopia, Indonesia, Pakistan, Repubblica Democratica del Congo, Uganda e Tanzania, in cui si contano 145 milioni di piccoli 'cervelli' negati, ovvero il 66% del totale di 219 milioni di bimbi stimati.
Oltre 200 milioni di bambini rimangono poveri intellettivamente
Solo di recente la prestigiosa rivista britannica Lancet aveva pubblicato un'inchiesta shock in cui si stimavano oltre 6 milioni annui di morti in età infantile potenzialmente prevenibili. Ma questo terribile dato, dicono oggi gli autori del nuovo studio, è solo la punta di un iceberg. "Abbiamo eseguito una stima conservativa - spiegano gli esperti - in base alla quale più di 200 milioni di bimbi sotto i cinque anni non ce la fanno a raggiungere le proprie potenzialità di sviluppo cognitivo".
Senza cognizioni futuro negato
Tra le cause di questo stop della crescita cognitiva dei piccoli, quindi, in primis carenze nutrizionali (di iodio e di ferro per esempio) in un'età cruciale per la crescita cerebrale, nonché esposizione a sostanze nocive come piombo e arsenico, malattie infettive come malaria e AIDS. Ma non solo: anche depressione materna e mancanza di stimoli socio-emotivi spengono anzitempo la favilla dello sviluppo delle menti di domani. La povertà, quindi, rapisce giovanissime le menti in erba, con conseguenze disastrose: gli esperti hanno infatti analizzato numerosi studi evidenziando una netta associazione tra sviluppo cognitivo precoce e successo scolastico negli anni a venire.
Necessità di programmi integrati per nutrire i corpi e le menti
Ne emerge un quadro inquietante: questi bimbi sono destinati ad essere studenti svantaggiati e nel mondo del lavoro la perdita di potenzialità umana si traduce, secondo le stime di Lancet, in una perdita reddituale di oltre il 20%, quota che, quando moltiplicata per grandi numeri, ha un impatto gravoso sullo sviluppo globale del paese di provenienza. Inoltre, spiega Grantham-McGregor, "questa impossibilità di raggiungere il proprio completo sviluppo cognitivo ha un peso enorme sulla trasmissione intergenerazionale della povertà". Per ridare un futuro a questi bambini servono dunque programmi integrati che comprendano non solo un'istruzione adeguata ma anche un forte impegno contro povertà, malnutrizione, carenze sanitarie e anche un supporto alle famiglie, 'trampolino' per lo sviluppo socio-emotivo.