I 498 martiri della persecuzione

da Repubblica del 26 ottobre 2007 e Zenit del 13giugno 2007
Riportiamo una sintesi, fatta dall'agenzia Zenit, dei dati sui futuri beati del 28 ottobre prossimo che mostra come siano martiri della persecuzione religiosa e non della Guerra Civile.
Riportiamo anche un'intervista al Card. Herranz a La Repubblica in cui si precisa come questa beatificazione abbia un senso prettamente religioso e non politico.


Martiri della persecuzione religiosa in Spagna, non “della Guerra Civile”
Zenit.org, 13 giugno 2007, Sintesi del dossier informativo della Conferenza Episcopale Spagnola

I 498 futuri beati della Chiesa cattolica non sono “martiri della Guerra Civile” spagnola, ma “martiri della persecuzione religiosa”, ha specificato il recente dossier informativo dell’Ufficio per le Cause dei Santi e dell’Ufficio Informazioni della Conferenza Episcopale Spagnola.

Il documento – disponibile all'indirizzo www.conferenciaepiscopal.es – sottolinea il senso di questa celebrazione, che avrà luogo a Roma il 28 ottobre prossimo, con il titolo “Beatificazione di 498 martiri del XX secolo in Spagna”. Il rapporto spiega che si contano “molte migliaia di persone che hanno dato la vita per amore di Gesù Cristo in Spagna durante la persecuzione religiosa degli anni Trenta del secolo scorso”. Un secolo “in cui si sono visti perseguitati anche molti altri cristiani in varie parti del mondo”. Si ricorda che Giovanni Paolo II diceva che alla fine del secondo millennio la Chiesa era tornata ad essere Chiesa di martiri.

Tra i futuri beati figurano due Vescovi, 24 sacerdoti diocesani, 462 membri di Istituti di Vita Consacrata (religiosi), un diacono, un suddiacono, un seminarista e sette laici. Come sintetizzato nel dossier, in questo nutrito gruppo ci sono due martiri della persecuzione religiosa che ha avuto luogo in Spagna nell’ottobre 1934; 489 hanno subito il martirio nel 1936 e sette nel 1937. “Non diciamo, quindi, ‘martiri della Guerra Civile’, il che non è esatto a livello cronologico e tecnico”, sottolinea il documento. “Le guerre hanno ‘caduti’ da entrambe le parti. Le repressioni politiche hanno ‘vittime’, dell’uno o dell’altro schieramento. Solo le persecuzioni religiose hanno ‘martiri’ – spiega –, dell’una o dell’altra ideologia, dell’una o dell’altra preferenza – o appartenenza – politica o anche di diverse confessioni religiose”.

La maggior parte dei martiri è costituita da spagnoli, ma ce ne sono anche 5 nati in Francia – dei Fratelli de La Salle –, un domenicano e un carmelitano in Messico e un agostiniano a Cuba. Per gruppi – dai più numerosi ai più esigui –, al momento del martirio avevano tra i 20 e i 30 anni di età 145 futuri beati; molti erano ancora studenti. Tra i 40 e i 50 anni d'età compaiono 107 martiri; 97 avevano tra i 30 e i 40 anni, 72 tra i 50 e i 60. Agli estremi ci sono 18 giovanissimi tra i 16 e i 19 anni, 41 martiri tra i 60 e i 70 e 15 tra i 70 e i 78. Di tre non si conosce la data di nascita.

“Un’ora di grazia”: è il significato, secondo il documento della Conferenza Episcopale Spagnola, di questa beatificazione che verrà celebrata. “Contribuirà a far sì che non si dimentichi il ‘grande segno di speranza’ che rappresenta la testimonianza dei martiri”, perché “sono proprio le loro testimonianze a diventare un nuovo stimolo per il rinnovamento della vita cristiana”, sottolinea. “L’immensa riserva di testimonianza di fede viva e di perdono eroico che è stata accumulata in tutti loro non smetterà di dare frutti di giustizia e di pace – afferma –. I martiri, che sono morti perdonando, sono il migliore incoraggiamento perché tutti promuoviamo lo spirito di riconciliazione”.


“E’ solo un gesto religioso non una risposta a Zapatero”
Intervista al Card. Herranz di Orazio La Rocca, La Repubblica 26 ottobre 2007
 
“Il sangue del martire mai grida vendetta. Chi muore per la fede è specchio di Gesù, per icristiani primo martire per eccellenza, ucciso sulla croce benché innocente, ma che perdonò i suoi carnefici perché non sapevano quello che facevano”. Evoca il Vangelo, il cardinale spagnolo Julian Herranz, per smentire che la mega beatificazione di domenica prossima in piazza S. Pietro - dove saranno elevati agli onori degli altari 498 martiri cattolici della guerra civile spagnola - possa essere vista come una risposta della Chiesa alla politica anticlericale del governo Zapatero. “Il martire è un seme di rispetto, di concordia e di unità, la sua morte è segno d'amore perenne, mai di odio”, tiene a puntualizzare il porporato, insigne giurista, presidente emerito del Pontificio consiglio per i testi legislativi ed attuale presidente della Commissione disciplinare della Città del Vaticano.
    Cardinale Herranz, ma come si fa a negare del tutto che la beatificazione sia anche un segnale socio-politico in risposta al processo di laicizzazione che sta portando avanti il governo socialista di Zapatero?
    “Beatificare un martire, o un gruppo di martiri, non ha nessun significato politico, ma solo ed esclusivamente religioso. Vorrei solo ricordare che anche papa Giovanni Paolo II negli anni passati aveva beatificato altri martiri spagnoli della guerra civile. La Chiesa lo fa da 2000 anni. Iniziò con i martiri delle persecuzioni romane, lo ha fatto con le vittime di regimi dittatoriali in Urss, in Cina, in Messico, nella Germania nazista. E un momento di vita ecclesiale con cui si riconosce il massimo sacrificio in nome della fede”.
    Perché dentro e fuori la Spagna in molti vedono in questi nuovi 498 beati una sorta di risposta a Zapatero?
    “Fare queste nuove beatificazioni non è stata una scelta di questo pontificato. Il processo è iniziato molto prima dell'arrivo del presidente Zapatero. Chi vede la celebrazione di domenica prossima in chiave politica e con intento anti governativo, manipolala realtà, dice il falso e distorce il vero significato religioso dell'evento per creare nuovi steccati e tenere alta la tensione nel mio Paese tra Chiesa e istituzioni laiche. Ma non è per niente così”.
    In Spagna c'è anche chi vede in queste nuove beatificazioni una sorta di risposta all'annunciata legge sulla Memoria Storica con cui l'attuale governo intende riabilitare le vittime comuniste del franchismo. Cosa risponde?
    “Ripeto: la beatificazione è un atto di fede e non vuole essere mai una risposta per questa o quella iniziativa esterna alla Chiesa. I martiri per la fede e le vittime del franchismo, così come le intenderebbe riabilitare la legge sulla Memoria Storica sono due cose diverse. Tra le due iniziative non c'è nessuna relazione. Dico solo che, secondo me, questa annunciata legge sulla Memoria è sbagliata perché andrebbe a creare nuove fratture tra la popolazione, a tanti anni di distanza da un evento tragico come fu la guerra civile. Oggi la Spagna ha bisogno di altro, non certamente di iniziative che portano nuove fratture».
    Si tratta, comunque, diricordare delle vittime. Perché non farlo?
    “E’ vero, la pietà va comunque riconosciuta per tutte le vittime. Ma va specificato che il martire e il caduto in guerra non sono la stessa cosa. Il martire accetta di sacrificare la sua vita per testimoniare la sua fede in Cristo senza vendette e per amore della pace. E la Chiesa per questo lo venera con la beatificazione. Il caduto, invece, è vittima di uno scontro bellico, di una guerra, di una lotta fratricida, come avvenne in Spagna, dove caddero da ambo i fronti. In questo secondo caso la fede non c'entra nulla. Ma temo che a riaprire certe pagine storiche tanto tragiche il Paese non ne possa giovare”.