Un podcast su cosa ha fatto e detto Pio XII nella Seconda Guerra Mondiale

di Redazione, 4 dicembre 2024

Cosa ha detto e fatto Papa Pio XII durante la Seconda Guerra Mondiale? Cosa ha fatto per fermare la Shoah? 

Perché Pio XII da alcuni è ricordato come “defensor urbis”, il difensore della città e da altri è definito un pontefice indifferente e inerme di fronte allo sterminio degli ebrei? 

Il podcast “Pio XII e la Shoah” di Radio Vaticana prova a rispondere a questi interrogativi attraverso la viva voce di Pio XII , estratta dall’archivio editoriale multimediale della Radio Vaticana. Nei quattro episodi della serie dialogano e commentano gli inserti audio dei discorsi di Pio XII Matteo Luigi Napolitano, storico e docente all’Università degli studi del Molise e Andrea Tornielli, direttore editoriale dei media vaticani e biografo di Pacelli.

Ep. 1 - “Una solenne condanna dell’aggressione nazista” 

Papa Pio XII ha mai condannato esplicitamente il nazismo e il fascismo?

Papa Pio XII ha condannato esplicitamente il nazismo e il fascismoNel discorso natalizio del 1945, quando dopo sei anni era finalmente terminato il secondo conflitto mondiale, affermò: 

"La forza dello Stato totalitario, con una mal dissimulata crudeltà scaccia anch'esso milioni di uomini, centinaia di migliaia di famiglie nella più squallida miseria, dalle loro case e dalle loro terre, e le sradica e le strappa da una civiltà e una cultura alla cui formazione avevano lavorato intere generazioni. Tutto ciò costituisce un sistema contrario alla dignità e al bene del genere umano".

Ep. 2 – “Solo per ragione di nazionalità o di stirpe, destinate alla morte"

Cosa ha fatto Pio XII quando ci fu l’occupazione di Roma e il rastrellamento del ghetto?  

Papa Pio XII fu spesso accusato di non impegnarsi a sufficienza per promuovere la pace e di non fare abbastanza per prevenire la guerra.

Il 13 giugno 1943, per difendere la Chiesa da queste calunnie, ricevette una rappresentanza di lavoratori nel cortile del Belvedere in Vaticano. A loro disse:  

“È così che una propaganda di spirito antireligioso va spargendo in mezzo al popolo, soprattutto nel ceto operaio, che il Papa ha voluto la guerra, che il Papa mantiene la guerra e fornisce il denaro per continuarla, che il Papa non fa nulla per la pace. Mai forse non fu lanciata una calunnia più mostruosa e assurda di questa!”

Successivamente, diversi furono i tentativi che Pio XII mise in atto per fermare il rastrellamento del 16 ottobre 1943: l’incontro del cardinale Maglione con von Weizsäcker, l'ambasciatore del Reich in Vaticano e l’incontro con il generale Rainer Stahel, comandante delle truppe tedesche a Roma che convinse Himmler e Hitler che bisognava fermare la razzia degli ebrei a Roma. 

Ep. 3 – “Noi bramiamo il ritorno, pronto e rapido, dei prigionieri"

Cosa ha fatto Pio XII durante la Seconda Guerra Mondiale? Quali erano le sue priorità?

“Non già che la Chiesa, massime nell’ora presente, aspiri in qualsiasi modo a vantaggi terreni o a gloria umana; perché ad una sola meta sono tesi di giorno e di notte i Nostri pensieri, come cioè Ci sia possibile di ovviare a così acerba prova, soccorrendo tutti senza distinzione di nazionalità e di stirpe, e come Ci sia dato di cooperare affinché alla umanità tormentata dalla guerra possa essere alfine ridonata la pace”.

Il 2 giugno 1944, nel Discorso al Sacro Collegio nel giorno di Sant’Eugenio per la ricorrenza del suo onomastico, Papa Pio XII esprimeva con queste parole la sua preoccupazione per l’umanità sconvolta dalla guerra e il suo impegno instancabile per la pace.

Ep. 4 – “Non possiamo tacere la nostra pena…”

Cosa disse Pio XII alla fine della Seconda Guerra Mondiale? 

Noi tutti, Venerabili Fratelli e diletti figli, dovemmo assaporare, in questa vigilia della Natività del Signore, l’amaro contrasto fra i sentimenti di santa allegrezza, d’intima e fraterna unione nel servizio del Signore, che la cara ricorrenza natalizia infonde negli animi, e i tristi rancori e le brame di vendetta, imperanti nel mondo”. 

Queste furono le parole del pontefice il 24 dicembre 1945 nel discorso “Negli ultimi sei anni”. Nella gioia della Natività il suo pensiero andava ai prigionieri e ai deportati. 

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