
Nel periodo compreso tra il 1° gennaio 2023 e il 31 dicembre 2024 si sono verificate violazioni sistematiche della libertà religiosa in 62 Paesi: oltre 5,4 miliardi di persone hanno vissuto in contesti in cui tale libertà è gravemente compromessa. A evidenziarlo sono i dati del Rapporto sulla Libertà Religiosa nel Mondo 2025 di Aiuto alla Chiesa che Soffre.
«Ogni individuo ha diritto alla libertà di pensiero, di coscienza e di religione. Tale diritto include la libertà di avere o di adottare una religione o un credo di sua scelta, nonché la libertà di manifestare, individualmente o in comune con altri, e sia in pubblico sia in privato, la propria religione o il proprio credo nel culto e nell'osservanza dei riti, nelle pratiche e nell'insegnamento».
Così recita l’articolo 18 della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani. Eppure ancora oggi, soprattutto a causa della guerra in Ucraina, del conflitto in Terra Santa, e dell’espansione dell’autoritarismo, il diritto fondamentale alla libertà religiosa è sottoposto a pressioni sempre più gravi.
Persecuzione religiosa
Nel biennio 2023-2024, 24 Paesi sono stati soggetti a persecuzione religiosa. Ne consegue che circa 4,1 miliardi di abitanti, ovvero più della metà della popolazione globale, è stata costretta a vivere in contesti dove si sono verificati atti gravi e ripetuti di violenza o maltrattamenti.
La natura della persecuzione varia a seconda dei contesti nazionali. Nella maggior parte dei Paesi essa è scaturita dalla combinazione tra autoritarismo ed estremismo religioso.
Discriminazione religiosa
Il Rapporto individua 38 Paesi in cui si sono riscontrate forme sistematiche di discriminazione religiosa. Nel complesso, queste nazioni comprendono circa 1,3 miliardi di abitanti (pari al 17,3% della popolazione mondiale), che hanno subito restrizioni di natura legale, politica o sociale che limitano la libertà di credo (come accesso limitato ai luoghi di culto, vincoli all’espressione religiosa e disparità nell’applicazione della legge).
Colpite anche Europa e America
Sebbene i casi di persecuzione e discriminazione si siano verficati soprattutto in Paesi asiatici e africani, la libertà religiosa negli scorsi anni è stata duramente colpita anche in Europa e Nord America. Come si legge nel Report, infatti: «nel 2023, in Francia si sono contati circa 1.000 episodi anti-cristiani, mentre in Grecia oltre 600 casi di vandalismo contro chiese. In Canada, tra il 2021 e l’inizio del 2024, 24 chiese sono state incendiate. Incrementi simili sono stati segnalati anche in Spagna, Italia, Stati Uniti e Croazia, con profanazioni di luoghi di culto, aggressioni al clero e interruzioni di celebrazioni religiose, spesso motivate da ostilità ideologica, attivismo militante o estremismo anti-religioso».
Le organizzazioni religiose e la difesa del diritto alla libertà
Nonostante le crescenti minacce, le organizzazioni religiose, che si trovano spesso in prima linea nella risposta alle emergenze, nella difesa dei diritti fondamentali e nel sostegno delle popolazioni sfollate, continuano a svolgere un ruolo decisivo nella promozione della pace, del dialogo e della dignità umana.
A livello globale, papa Francesco si è distinto come una delle voci più influenti nella tutela della libertà religiosa e nella promozione del dialogo interreligioso. Nel Discorso ai partecipanti alla conferenza interreligiosa tenutosi a novembre 2024, infatti, il pontefice aveva dichiarato: «dobbiamo amarci e onorarci l’un l’altro, rispettare le diversità e le differenze in uno spirito di fraternità e di inclusione, prendendoci cura gli uni degli altri, nonché della terra, nostra casa comune. Il mancato rispetto dei nobili insegnamenti delle religioni è una delle cause della travagliata situazione in cui il mondo oggi si trova».
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