
Prima di Galileo e Newton, c’era un vescovo che studiava la luce per capire Dio. Si chiamava Roberto Grossatesta, e nel XIII secolo gettò le basi della scienza sperimentale moderna senza mai rinunciare alla fede.
Roberto Grossatesta è stato un teologo, filosofo, scienziato e vescovo cattolico inglese. Le notizie riguardanti la sua vita sono piuttosto scarse e incerte. Molto probabilmente Roberto Grossatesta nacque nel 1168 nella Contea di Suffolk. Della sua infanzia e prima giovinezza non si sa praticamente nulla, se non che ricevette la formazione a Oxford, dove divenne esperto in legge, filosofia e scienze naturali.
Scoperta la vocazione al sacerdozio e ricevuta nel 1210 l’ordinazione diaconale, Roberto Grossatesta provò ad ottenere un posto nella casa del vescovo di Hereford. Ma poiché il suo sostenitore morì poco dopo, dovette intraprendere da sé lo studio della teologia.
Una volta diventato sacerdote, Roberto Grossatesta fu maestro di teologia al convento dei francescani a Oxford.
Il 27 marzo 1235 papa Gregorio IX lo nominò vescovo di Lincoln, nomina che condusse Grossatesta a intraprendere una riforma della morale e della disciplina clericale in tutta la sua diocesi. La pretesa di esercitare il diritto di ispezione nelle sue comunità, però, non venne apprezzata da numerose corporazioni privilegiate, oltre che dal suo stesso ordine. Nacque così un conflitto violento, che venne portato avanti per sei anni, fino al 1245. Quell’anno, però, il vescovo, grazie ad una visita personale alla corte papale di Lione, si assicurò un verdetto favorevole.
Dopo una grave malattia, Grossatesta dovette rinunciare a tutti i benefici e le promozioni, a eccezione di una prebenda che deteneva a Lincoln. Nonostante desiderasse trascorrere il resto della vita in contemplativa religiosità, mantenne l'incarico di cancelliere e il vescovato di Lincoln, carica che ricoprì fino alla morte, avvenuta probabilmente nel 1253.
Gli scritti e le opere di Roberto Grossatesta
Roberto Grossatesta fu un uomo di grande cultura. Innanzitutto, come conoscitore del greco, tradusse in latino opere di carattere sia filosofico sia teologico. Tra le prime si segnalano la traduzione dell’Etica nicomachea e del De caelo di Aristotele (quest’ultima rimasta incompiuta) e di due testi pseudo-aristotelici: il De lineis indivisibilibus e il De laudabilibus bonis.
Ma al vescovo di Lincoln sono attribuiti anche numerosi scritti, oltre che di carattere teologico-filosofico, anche scientifico. Del primo gruppo fanno parte l’Hexaëmeron, un commento al racconto genesiaco dei sei giorni della creazione, diversi Sermones, il commento ai Salmi e il De libero arbitrio.
Il De luce
L’opera di carattere scientifico più importante di Grossatesta è senza dubbio il De luce, nella quale viene fatto riferimento alla metafisica della luce.
Nel De luce il maestro inglese espone, infatti, una cosmogonia nella quale la luce rappresenta l’elemento cardine intorno a cui ruota tutta la spiegazione della nascita dell’Universo. Creata da Dio, la luce ha la capacità di diffondersi in ogni direzione fino al firmamento, dove si ferma. Qui entra in gioco il lumen, ossia la luce riflessa dal firmamento, grazie al cui processo autogenerativo vengono prodotte le nove sfere celesti. Al di sotto dell’ultima di queste, il lumen trova una densità corporea maggiore che non riesce a rendere incorruttibile e inalterabile: nascono così le sfere degli elementi (fuoco, aria, terra e acqua), che costituiscono il mondo sublunare corruttibile e alterabile.
La teoria della luce di Grossatesta è stata di notevole importanza per discipline come la matematica e l’ottica (Perspectiva).
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