Un Piano di politiche familiari presentato al Governo

di Antonella Mariani, Avvenire È Famiglia, 19 e 26 settembre 2008
Un Piano nazionale di politiche familiari, che abbia la famiglia come destinatario e insieme soggetto degli interventi. Un Piano così non è mai esistito in Italia e per colmare questa lacuna il sociologo Pierpaolo Donati, già presidente dell’Osservatorio nazionale sulla famiglia di Bologna, ha elaborato uno studio articolato che ha messo a disposizione del governo Berlusconi (il Piano è contenuto nel volume a cura di Pierpaolo Donati e Riccardo Prandini, "La cura della famiglia e il mondo del lavoro. Un Piano di politiche familiari", in uscita nei prossimi giorni per i tipi di Franco Angeli, pagg. 528, euro 28).
E il sottosegretario Giovanardi, che ha la delega per le Politiche familiari, sembra aver intenzione di prendere come base per il suo lavoro proprio il Piano di Donati. 



Verso politiche dirette ed esplicite a favore della famiglia
Equità economica da raggiungere agendo sulla fiscalità generale, sui tributi locali, sulle tariffe e sul sistema dell’Iseee; piano casa; servizi per il lavoro di cura familiare (bambini, anziani e disabili); pari opportunità e conciliazione tra famiglia e lavoro; servizi consultoriali sono solo alcune delle parti – in tutto 10 – in cui si suddivide il Piano messo a punto dal docente bolognese.
Interessanti sono le premesse: in Italia finora le politiche familiari sono state frammentarie, insufficienti, distratte nei confronti delle famiglie con figli e del tutto indifferenti al ruolo che la famiglia svolge nella nostra società. Ma la situazione italiana reclama un intervento urgente, non fosse altro che per la pesante crisi demografica che colpisce il nostro Paese: occorre passare – scrive Donati – da politiche «indirette e implicite» a politiche «dirette ed esplicite», per favorire la promozione della famiglia «come soggetto sociale di primario interesse pubblico».


Welfare per le famiglie “normali”

Stop alle politiche socio-assistenziali, spesso disorganiche e contraddittorie (pur mantenendo la dovuta e irrinunciabile attenzione verso le fasce più deboli della popolazione), e via invece a un Piano coerente di promozione reale di cittadini e famiglie.
Un concetto molto più «rivoluzionario» di quanto si pensi: il welfare italiano finora ha focalizzato i suoi interventi sui casi più gravi, lasciando le famiglie «normali» sole di fronte ai momenti critici della loro vita. Non solo: la contrazione della spesa sociale ha esteso negli anni il processo di delega alle famiglie, sempre più chiamate a rispondere in proprio alle esigenze di anziani, malati, handicappati. E se poi la famiglia «scoppia», non c’è da stupirsi... Genitori costretti a trovare da soli strategie acrobatiche per conciliare i tempi del lavoro con quelli della cura dei figli, a cui si aggiungono talvolta quelli assistenziali di parenti anziani o disabili: è questa la fotografia reale della famiglia italiana.
Tra la questioni centrali affrontate da Donati nel suo Piano c’è proprio quella di riconoscere, con politiche adeguate, il ruolo sociale e di supplenza della famiglia «normale» – quella che non ha al suo interno problematiche serie, quindi – nella società italiana e di valorizzare e sostenere di conseguenza questo ruolo.

Sostegno per le famiglie che desiderano figli
C’è poi il capitolo demografico: da qui al 2040 avremo 7 milioni di anziani in più e 7 milioni di persone in età lavorativa in meno. Uno sconquasso demografico a cui occorre trovare rimedio. Ad esempio, consentendo alle donne di avere tanti figli quanti ne desiderano. Perché se le donne italiane hanno in media 1,35 figli – l’Italia è tra i Paesi meno prolifici d’Europa – in realtà ne desidererebbero almeno uno in più, ma per un’infinità di motivi non concretizzano questo desiderio.
Bisogna aiutare i giovani a uscire dalla casa dei genitori prima di quanto avviene oggi – indica Donati – a trovare impieghi più stabili e case a costi abbordabili, a fare famiglia con più entusiasmo, a costruire sistemi di conciliazione casa-lavoro più efficienti. Allora verranno anche più figli.

Conferenza nazionale sulla famiglia del 2007
Il sociologo dell’Università di Scienze Politiche di Bologna si riferisce spesso, nel suo lavoro di elaborazione, alle conclusioni emerse dalla Conferenza nazionale sulla famiglia organizzata dall’allora ministro Bindi nella primavera 2007 a Firenze: già lì si auspicò che l’Italia si muovesse nella direzione di agevolare la procreazione dei figli desiderati, di ricostruire il patto di solidarietà tra le generazioni, di accorciare le distanze tra Nord e Sud del Paese, di fare sì che i giovani possano contare su un lavoro stabile per formare una famiglia nei tempi giusti, di rafforzare la rete dei servizi pubblici, asili nido, scuole, infrastrutture sociali, di fare in modo che il tempo degli affetti, della cura reciproca e del riposo si combini in modo più equilibrato e libero con i tempi del mercato e l’organizzazione del lavoro. Erano auspici. Ora è tempo che divengano piani d’azione.



Le nuove politiche familiari scommettono sui figli
(26 settembre 2008)
Famiglie con bambini, in particolare quelle numerose, con disabili o anziani non autosufficienti, con disagi relazionali che richiedono sostegni immediati: sono queste le tre grandi categorie che nel Piano di politiche familiari elaborato da Pierpaolo Donati godono della massima priorità. Le misure da mettere in campo si dividono in dieci capitoli.
1. Equità economica distinta in: fiscalità generale (Irpef, deduzioni, detrazioni, assegni, altre integrazioni di reddito), tributi locali (Ici, Tarsu, tasse di scopo ecc.), tariffe (utenze urbane); revisione dell’Isee.

L’equità fiscale viene affrontata migliorando il regime degli assegni al nucleo familiare e le detrazioni fiscali. In alternativa, a medio termine potrebbe essere introdotto il Quoziente Familiare Pesato (QFP) su modello francese: si sommano i redditi dei coniugi, si divide il totale per il numero dei componenti della famiglia (ad esempio 4) «pesati» in base all’età e alle condizioni fisiche, ottenendo così il reddito procapite al quale si applica l’imposta. Questa tassa unitaria va di nuovo moltiplicata per 4 per ottenere l’importo totale. Donati ipotizza alcuni correttivi per garantire più equità alle famiglie a basso reddito. Lo stesso meccanismo del QFP dovrebbe essere applicato ai tributi e alle tariffe locali, per svincolarli dall’attuale logica risarcitoria (sconti ed esenzioni, ad esempio sul trasporto scolastico, legati solo alla soglia di reddito). L’Isee dovrebbe essere rivisto per evitare le attuali penalizzazioni di alcune categorie, come le famiglie numerose.

2. Piano casa per la famiglia.


Occorre una programmazione sul territorio che favorisca insediamenti di edilizia pubblica e convenzionata, con assegnazione prioritaria alle giovani coppie. Indispensabili poi politiche di accesso alla casa con affitti sostenibili e incentivi all’erogazione di mutui agevolati o di prestiti sull’onore alle giovani coppie.

3. Lavoro di cura familiare: servizi per la prima infanzia, congedi, tempi di cura e interventi sulla disabilità e non autosufficienza.
L’obiettivo è valorizzare la maternità e la paternità e in generale il lavoro di cura prestato dalla famiglia (in massima parte dalle donne) a figli, anziani e disabili. Via libera, dunque, al potenziamento dei servizi per la prima infanzia, dai nidi pubblici e aziendali a quelli in casa, e alla riqualificazione dei consultori per supportare le relazioni tra genitori e figli adolescenti. Per quanto riguarda la valorizzazione del lavoro di cura, il Piano si articola in aumenti del contributo economico per i congedi di maternità e parentali e nel miglioramento dei congedi di cura per malattie o esigenze specifiche di un familiare. Vengono introdotte nuove misure a sostegno della flessibilità degli orari di lavoro e di organizzazione della città, oltre a forme di sostegno ai costi di educazione dei figli attraverso sgravi fiscali o assegni o voucher. Il Piano prevede misure per favorire la regolarizzazione delle badanti. Per le famiglie con disabili e anziani non autosufficienti si prevedono servizi di assistenza a domicilio, di sostegno ai parenti e di «buon vicinato» per promuovere legami sul territorio.

4. Pari opportunità e conciliazione tra famiglia e lavoro.

Si tratta di promuovere politiche stabili e continuative; a breve termine, si propone di ridare vitalità ai Comitati di pari opportunità e di incentivare l’imprenditoria familiare. A medio termine, si potrebbero introdurre tre nuove misure: l’Audit Famiglia & Lavoro interno agli enti pubblici e privati, una sorta di sportello che ha il compito di aiutare ogni dipendente a conciliare famiglia e lavoro; il voucher familiare per l’acquisto di servizi; e infine l’incentivazione di un sistema di welfare aziendale amico della famiglia.

5. Privato sociale, Terzo settore e reti associative familiari.

Il Piano prevede agevolazioni fiscali e normative per sostenere e incoraggiare il privato sociale, il Terzo settore e le reti associative familiari che forniscono servizi di cura in tutti i settori della vita familiare, ad esempio sostegno alle gestanti in difficoltà, servizi di affido e adozione, attività contro le tossicodipendenze.

6. Servizi consultoriali (consultori, mediazione familiare, centri per le famiglie).

A oltre 30 anni dalla loro istituzione, è urgente secondo Donati potenziare e riorganizzare i consultori. Se il punto debole è l’eccessiva sanitarizzazione, occorre rilanciare il ruolo di supporto sociale, psicologico e legale sia per le coppie sia per le relazioni genitori-figli. Una riflessione meritano anche i Centri per la famiglia, sorti a macchia di leopardo nella Penisola, per evitare la duplicazione delle funzioni. In questa ottica, i consultori dovrebbero avere la funzione di sostegno alla genitorialità in tutte le fasi di vita delle famiglie, mentre i Centri per le famiglie dovrebbero concentrarsi su attività di informazione, banca del tempo, gruppi di auto-aiuto, ludoteca e altri servizi specifici per l’infanzia e l’adolescenza.

7. Immigrazione (sostegni alle famiglie immigrate).

Le famiglie immigrate regolari hanno diritto a tutte le misure previste nel Piano; in più, si prevedono misure specifiche per favorire l’inclusione sociale, come l’istituzione di sportelli di consulenza, accesso a soluzioni abitative ad hoc, corsi di lingua italiana.

8. Alleanze locali per la famiglia.

Il Piano affida a Regioni ed enti locali il compito di coordinamento e di comunicazione al pubblico delle iniziative dei privati e del terzo settore (le "buone pratiche"), in modo da creare gradualmente una società più attenta ai bisogni delle famiglie.

9. Monitoraggio delle politiche familiari.

Ogni misura avviata deve prevedere anche sistemi per la sua verifica sul campo. Ad esempio, i congedi parentali dovranno essere monitorati sull’intero territorio nazionale e non su campioni e dovranno riguardare tutti i settori occupazionali. Viene anche introdotto uno strumento generale di monitoraggio, la Valutazione di impatto familiare (Vif).

10. Potenziamento del Fondo nazionale delle politiche per la famiglia e coordinamento con altri Fondi nazionali.

Il Fondo nazionale delle politiche per la famiglia, nato nel luglio 2006, viene potenziato e articolato a livello nazionale e regionale, per consentire di raggiungere gli obiettivi del Piano, che prevede anche il coordinamento con altri Fondi (quello per le non autosufficienze, istituito con la Finanziaria 2007, per l’inclusione sociale degli immigrati e un eventuale Fondo nazionale per il welfare familiare aziendale.