Italiani all’estero, quanti sono e perché lasciano il Paese?

di Sara Maddaloni, 17 settembre 2025

Zurigo, Parigi, Berlino, ma anche Buenos Aires e Tokyo. Sempre più italiani scelgono di trasferirsi all’estero, ma quanti sono i cittadini che hanno lasciato il Paese nel 2024? 

Al 31 dicembre 2024, riportano i dati ISTAT, i cittadini italiani che dimoravano abitualmente all’estero erano 6 milioni e 382 mila, 243 mila in più rispetto all’anno precedente. I motivi principali di questo aumento sono l’acquisizione della cittadinanza italiana e una vivace dinamica migratoria: l’anno scorso, infatti, sono state registrate ben 121 mila acquisizioni e più di 103 mila espatri.

 

Come si acquisisce la cittadinanza italiana all’estero? 

Nella maggior parte dei casi (52%) le acquisizioni della cittadinanza italiana avvengono per discendenza (iure sanguinis). Seguono le acquisizioni per trasmissione al minore convivente (37%) e per matrimonio (11%). 

Nel 2024 le acquisizioni sono state numerose nei Paesi dell’America centro-meridionale, in particolare in Brasile (oltre 41 mila) e in Argentina (circa 33 mila).

 

Dove vanno gli italiani che lasciano il Paese?

Gli italiani residenti all’estero (prevalentemente uomini di età mediana di 55 anni)  si distribuiscono quasi in ogni angolo del mondo, ma più della metà risiede in Europa (il 54%, pari a 3 milioni 448 mila persone a fine 2024). Segue l’America con 2 milioni e 608 mila residenti. Più contenute, invece, sono le presenze in Oceania (172 mila residenti), Asia (82 mila) e Africa (71 mila). 

I Paesi europei che attraggono il maggior numero di cittadini italiani sono la Germania, la Svizzera e la Francia. 

 

Quanti sono i giovani che lasciano l’Italia? 

Negli ultimi 10 anni più di 350 mila giovani di età compresa tra i 25 e i 34 anni si sono trasferiti all’estero, soprattutto in Germania e nel Regno Unito. Di questi, il 37,7% era in possesso della laurea al momento della partenza. 

 

A differenza di quanto si potrebbe pensare, non è la mancanza di lavoro a spingere i neolaureati a lasciare l’Italia. Infatti, solo il 26,5% dei giovani intervistati dalla Fondazione Studi Consulenti del Lavoro ha indicato l’assenza di occupazione in Italia come motivo principale della partenza. Più spesso a motivare la scelta sono il desiderio di fare un’esperienza diversa, la disponibilità di una buona opportunità e la volontà di arricchire il proprio curriculum in chiave internazionale. 

 

“La differenza tra i rimpatri e gli espatri dei giovani laureati è costantemente negativa - dichiara Francesco Maria Chelli, presidente dell’ISTAT - e restituisce una perdita complessiva per l'intero periodo di oltre 87 mila giovani laureati". 

La cosiddetta “fuga di cervelli” è un fenomeno allarmante che comporta conseguenze preoccupanti sul sistema accademico e produttivo italiano

 

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