Il sistema pensionistico italiano è in crisi

di Sara Maddaloni, 5 dicembre 2024

A partire dal 2032 lo Stato italiano non riuscirà più a pagare le pensioni. A darne notizia è il Consiglio di vigilanza dell'INPS

Il sistema pensionistico italiano, che come abbiamo visto in precedenza è basato sul principio della ripartizione, è messo a rischio da fattori come l’aumento dell’età mediana della popolazione, il calo della fecondità, ma soprattutto dall’invecchiamento della popolazione: cominciano, infatti, ad essere di più le persone che incassano la pensione dei lavoratori che pagano i contributi. 

Questa situazione crea una significativa discrepanza tra le risorse incassate e quelle erogate: oggi, i cittadini italiani pagano circa 248 miliardi di euro l’anno per le pensioni, mentre i contributi raccolti ammontano a soli 200 miliardi. 

Sebbene, su scala nazionale, il sistema sembri rispettare un rapporto di sostenibilità del 75% (ovvero per ogni 100 euro spesi almeno 75 provengono da contributi), un’analisi più dettagliata delle singole regioni evidenzia notevoli squilibri.

Soltanto nove regioni italiane riescono a mantenere un rapporto contributi-pensioni in equilibrio: il Friuli Venezia Giulia, il Veneto, il Trentino Alto Adige, la Val d'Aosta, la Lombardia, l'Emilia Romagna, le Marche, la Toscana e il Lazio. 

Il resto delle regioni presenta squilibri importanti. Il Piemonte, ad esempio, si ferma al 72%; la Liguria al 65%. Nel Sud Italia, la situazione è ancora più critica: in Calabria il rapporto è solo del 49%, in Sicilia del 61%, in Puglia del 60%, e in Campania del 68%.

Dietro questi "buchi" finanziari ci sono diverse problematiche strutturali. In molte regioni, soprattutto al Sud, vi è un’alta percentuale di persone che hanno versato contributi per 15-20 anni senza, però, raggiungere la soglia minima necessaria per una pensione ordinaria. In questi casi, l’INPS interviene integrando la differenza, creando una pressione economica sul sistema. Al Nord, l’INPS compensa per un cittadino ogni 26; al Centro, per uno ogni 24; e al Sud, per uno ogni 21. 

Un altro aspetto critico riguarda le pensioni di invalidità. Al Nord, se ne registra una ogni 88 abitanti; al Centro, una ogni 57; mentre al Sud una ogni 44. Il costo complessivo di queste pensioni è di ben 12,5 miliardi di euro.

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