Tv: la bassa qualità non significa successo

Il Messaggero.it 24 luglio 2007
Roma - «Alla pervasività della televisione non corrisponde la sua qualità, ch’è andata sempre più scadendo». Il presidente dell'Autorità per le garanzie nelle Comunicazioni (Agcom), Corrado Calabrò, nella relazione al Parlamento, denuncia il basso livello della tv italiana.

Lo scadimento dei programmi trasmessi sulle televisioni italiane, dice Calabrò nella relazione è dovuto al «presupposto - falso se guardiamo al di là dell’effimero - che quanto più si abbassa il livello di una trasmissione tanto più sia allarga il target dei telespettatori: ed è all’audience, e all’audience soltanto che guardano i pubblicitari (e i bambini se ne stanno per ore sul divano a guardare la televisione bevendo bibite dolci e sgranocchiando merendine, patate, biscotti, bersagliati dalla pubblicità che ne stimola in modo accattivante il desiderio di mangiare …..)».

La tv cattiva maestra
«Forte è la preoccupazione - dice ancora Calabrò - che possa esservi un qualche nesso causale fra comportamenti antisociali e cattiva televisione. Abbiamo sanzionato la tv volgare e, in particolare, le trasmissioni lesive dei diritti dei minori. La missione di servizio pubblico della Rai è indeclinabile. Missione di servizio pubblico significa qualità della programmazione e diffusione di stimoli culturali adatti alla grande platea televisiva. Riteniamo che completezza dell’informazione significhi anche divulgazione e sensibilizzazione culturale. E anche utilizzazione delle nuove tecnologie per rinnovate modalità di produzione e distribuzione dei contenuti, con un rafforzamento delle possibilità di accesso. È questo che abbiamo chiesto alla Rai nel formulare le linee-guida sugli obblighi di servizio pubblico: più qualità, più cultura, più innovazione e un indice che misuri la qualità dei programmi offerti».

Ricavi: avanza la tv a pagamento
Il duopolio Rai-Mediaset domina ancora il mercato della raccolta pubblicitaria. Nel 2006 - afferma il presidente dell'Authority - i due gruppi hanno totalizzato insieme l'84% delle risorse da spot. Ma Sky - con il 91% degli introiti da tv a pagamento, superiori al canone Rai - tallona ormai Mediaset nei ricavi totali del settore tv: nel 2006 la Rai ha occupato una quota del 34%, Mediaset del 29%, mentre la piattaforma satellitare ha raggiunto il 28%.

I ricavi della pay tv hanno superato il canone Rai
Il quadro che emerge dalla Relazione annuale dell'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni evidenzia che nel 2006 i ricavi delle emittenti tv sono cresciuti del 7.4%, raggiungendo i 7,8 miliardi di euro. La pubblicità resta la principale fonte di reddito per le imprese (con oltre il 50% della torta complessiva), ma ha registrato una lieve flessione, mentre le offerte a pagamento (+500 milioni) hanno trainato il mercato, superando i 2 miliardi di euro con una crescita vicina al 30%.
Il canone Rai, ormai superato dai ricavi da pay tv, resta sotto il 20% delle risorse totali. Quanto ai singoli operatori, Rai e Mediaset presentano nel 2006 tassi di crescita vicini allo zero, mentre Sky ha aumentato i ricavi da attività televisiva del 26.7% e Telecom Italia Media ha avuto un aumento vicino al 15%, anche se la sua posizione di mercato resta secondaria rispetto ai gruppi maggiori.
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